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Intervista - Gianfranco Nerozzi autore di "Memoria del sangue"

Dettagli
In vista dell'uscita del suo nuovo ebook "Memoria del sangue" (Mezzotints, clicca e leggi la news), Letteratura Horror avuto il piacere di intervistare Gianfranco Nerozzi, uno dei grandi della letteratura italiana contemporanea, soprattutto horror e thriller.

D) Gianfranco Nerozzi, da dove è nata l'idea di scrivere questo libro? Cosa ti ha ispirato?

R) L’idea, in realtà, mi è stata commissionata. La casa editrice Carrocci mi contattò nel lontano 2007, per propormi di scrivere un romanzo legato a un prodotto farmaceutico della Baxter, nella fattispecie un farmaco per curare l’emofilia. Una pubblicazione a tiratura limitata, le cui copie sarebbero state donate agli illustri ematologi italiani come una specie di gadget...

D) Per scrivere questo romanzo hai studiato l'emofilia. Cosa vuol dire essere malato di emofilia?
R) Studiato è una parola grossa. Diciamo che ho ricevuto qualche dritta dagli esperti della Baxter, attraverso chiacchierate e opuscoli esplicativi che descrivevano la condizione dei malati e i meccanismi patologici della malattia, così come le funzionalità dei farmaci descritti. L’emofilia in pratica è l’incapacità del sangue di coagularsi, con tutte le problematiche legate quindi al sanguinamento. Per un malato di emofilia, tutto diventa pericoloso, persino lavarsi i denti. Per non parlare di una corsa in bicicletta…

D) Si legge nella presentazione del romanzo che hai omaggiato "Shining" di Stephen King. Quale ispirazione hai tratto dal capolavoro kinghiano?
R) Ho voluto citomaggiare il Shining cinematografico, in realtà, la versione di Stanley Kubrick, quella con il labirinto nel finale, con quel particolare rapporto fra padre e figlio, che assume tratti equivoci fino a sfociare in qualcosa di terribile. I miei protagonisti seguono dinamiche totalmente differenti, ma in certi momenti, subiscono tensioni che ricordano quelle descritte nel film. Tanto che sono addirittura loro stessi che si ricordano proprio di quel film. Shining così, nel mio libro, diventa, più che una citazione, una sorta di partecipazione straordinaria.
Poi c’è anche un bambino dotato di poteri paranormali protagonista. Nel mio caso si tratta di una sensibilità di veggenza veicolata dall’emofilia stessa, oltre che da una predisposizione naturale al sesto senso. Il mio Alessio vede con gli occhi di un assassino che colpisce, attraverso il sanguinamento. Il bello è che di tutta questa faccenda assurda, riesco a dare persino una spiegazione scientifica abbastanza plausibile, beh… diciamo: verosimile…

D) Sei sempre stato attratto (e hai raccontato spesso) di paranormale e dal mondo religioso. Ci spieghi questa tua passione da dove nasce?
R) Io ho abbracciato un poco tutti i generi, ho persino affrontato la spy story, quindi… Però il super natural è quello che mi prende di più, forse per il fatto che, se usato bene, nel modo giusto, ti da la possibilità di usare una fantasia sfrenata e priva di confini. Puoi in definitiva essere davvero libero di lasciarti andare ad inventare qualunque cosa, sospendendo l’incredulità a ruota libera, neanche fosse una bicicletta rossa, eh. La scrittura e l’arte in generale, per come la vedo io, deve essere come una fuga da una gabbia che ti imprigiona. Sia a livello concettuale che fisico. Mettersi in gioco uscendo dagli schemi è la parola d’ordine… Tutto compiuto con l’intento fondamentale e spasmodico di liberarci dal male in qualche modo, quello ci opprime di fuori e di dentro.
Il mondo religioso, che però in questo romanzo non viene contemplato, oltre ad essere denso di fascinazione, diviene perfetto quando si tratta di descrivere una lotta fra il bene e il male. Siamo cresciuti tutti con inculcato nel profondo dell’anima il concetto di inferno e paradiso. Sotto l’egemonia spaventosa e nello stesso tempo rassicurante di una presenza atavica e ultraterrena, qualcosa di insondabile divisa fra il negativo e il positivo, una pellicola impressionata/impressionante che ricopre l’epidermide della nostra moralità. La religione. La fede. Sono tutti mezzi per combattere le cose che ci fanno paura, di fuori, di dentro, in ogni luogo, credendo in qualcosa che possa accendere un filo di luce nella tenebra e redimerci nel cuore e nella mente.

D) Uno dei tuo punti di forza è lo sviluppo della psicologia dei personaggi, come costruisci un “protagonista”?
R) Ho sempre un approccio molto partecipato ed estremamente fisico con i miei personaggi, nel senso che cerco di provarmeli, di indossarli, di mettermeli addosso, attraverso una immedesimazione profonda. Fare lo scrittore, in fondo, è un poco come fare l’attore. Occorre entrare nella parte di tutti i tuoi personaggi, per riuscire a renderli credibili. Anche in quelli cattivi. Anche in quelli con un sesso diverso dal tuo. Non c’è altro modo che questo, per far sì che un romanzo funzioni. Poi occorre diventare anche luogo e suono e immagine… Tutto quanto. Signore e padrone di un mondo nuovo scaturito dai tuoi battiti di cuore.

D) Come fai a conciliare i tuoi pensieri neri quando scrivi di horror e thriller per 'adulti' e per bambini?
R) Non li concilio per niente. Solo li ricopro di un nero meno profondo, senza sangue. Se scrivi per bambini devi tenere la trama sotto controllo usando paletti più solidi, moralmente indiscutibili. E il finale, poi, deve sempre essere chiaramente liberatorio, essenziale: il cattivo perde, il buono vince.

D) Danilo Arona, nella prefazione del libro di Nicola Lombardi "Madre Nera" (clicca e leggi la recensione), ha parlato dell'Emilia Romagna come del Maine (lo stato USA che ha dato i natali a molti scrittori horror) italiano per la letteratura horror, tu da emiliano sei d'accordo? Se si perché? Che caratteristiche ci comuni?
R) Danilo dice molto bene, come sempre. Emilia Romagna e Maine. Possono paragonarsi, sì, ma non tanto per le peculiarità di usi e costumi e di atmosfere, che non sono per nulla simili, ma piuttosto come fucina ispiratrice di scrittori del brivido. E credo che il motivo affondi in qualcosa che si chiama contrapposizione degli intenti, contrasto atmosferico. Opposti estremismi che si confrontano. L’Emilia Romagna è da sempre accostata/accumunata alle belle donne con le grandi tette, al vino buono e al cibo, al divertimento, al sole. Ambientare storie nere in un luogo così ameno, per contrasto assoluto, rende l’effetto terrorizzante più efficace. La paura deriva sempre da un senso di spianamento. Uno status quo che impazzisce e l’equilibrio che si spezza. E quindi fa molta paura, tanto per fare un esempio, sentire un assassino parlare con la esse grossa dei bolognesi, ce lo ha insegnato molto bene il maestro Pupi Avati nel celeberrimo “La casa delle finestre che ridono”.

D) Come hai detto tu all'inizio, questa storia è stata già pubblicata in cartaceo nel 2007, che differenze ci sono con l'ebook Mezzotints?
R) Abbiamo fatto un particolareggiato e profondo lavoro di editing, ambientando la vicenda nel 2013… Lo abbiamo quindi attualizzato e limato, e alla fine qualche scena è pure cambiata: è diventata molto più forte. E anche il romanzo of course.

D) Tu che hai venduto e continui a vendere tanto con l'editoria tradizionale, credi che l'editoria digitale sia il vero futuro della letteratura?
R) È uno dei tanti futuri, certo. Inutile ribellarsi o cercare di negarlo.

D) Quali sono, secondo te, i vantaggi di scrivere e pubblicare un ebook?
R) Beh per gli e-book non si da all’autore nessun anticipo, sic sic…
A parte gli scherzi. Forse non ci sono né vantaggi nè svantaggi. Il digitale è comunque una forma nuova, per certi versi, anzi, per molti versi rivoluzionaria, e che sicuramente troverà la maniera di collocarsi spalla a spalla con il libro in cartaceo, alla faccia del tradizionalismo. Il progresso è sempre inevitabile.

D) Quali sono i tuoi progetti futuri?
R) In questo contesto semi apocalittico di sventura incombente in cui viviamo sembra sempre che non ci possa più essere un futuro. Ma io voglio essere ottimista… Fammi pensare: vendere un milione di copie dei miei libri!
Ma avevi detto progetti o sogni?

D)Che consiglio daresti a un aspirante scrittore di horror?
R) Lo voglio dare a un aspirante scrittore e basta. Una ricetta per partire: credere nel proprio fuoco. Poi due parole d’ordine per proseguire: disciplina e ossessione. La formula di base per trovare un modo efficace di porsi e di proporsi, in fondo, per come la vedo io, è molto semplice: se qualcosa non ti piace: scrivila! Allora diventerà stupenda, qualcosa per cui vale la pena boccheggiare. Nel bene e nel male. Crisi o non crisi.


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