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Intervista - Santìperez autore di "Various Horror Vision"

Dettagli
Intervista SantìperezGrazie ai buon uffici dell'etichetta Diàbolo Edizioni, Letteratura Horror ha avuto il piacere di intervistare in esclusiva Santìperez, uno dei più interessanti disegnatori spagnoli del terrore che abbiamo conosciuto con il bellissimo lavoro "Various Horror Vision" (clicca e acquistalo, merita!) di cui puoi leggere a questo link la nostra recensione. Santìperez, inoltre, ci ha lasciato con una splendida dedica in suo stile...con questo bellissimo disegno qui a fianco e in calce alla news.
D) Potresti presentarti in poche parole ai lettori di Letteratura Horror?
R) Ciao amici, mi chiamo Santi (Santipérez). Ho cominciato a lavorare come professionista nel mondo dei fumetti nel 1989 per l'edizione spagnola della rivista americana Creepy; per diversi motivi ho poi abbandonato la professione, e da un paio d'anni –e con l'unica pretesa di divertirmi e fare una cosa che mi piace– ho ripreso in mano i pennelli.

D) Qual è l'ultimo film che hai visto e che ti ha segnato in qualche modo?
R) Ultimamente nessuno mi ha particolarmente colpito. Un po' più datate: un cortometraggio di Diego Quemada, I want to be a pilot, Herro di Gabe Ibáñez o The road di John Hillcoat… Magic di Richard Attenborough, del 1978, è l'ultimo che ho visto e mi è piaciuto parecchio.

D) Il tuo scrittore horror preferito?
R) Preferito preferito, nessuno. Mi piacciono Stephen King, Joe R. Lansdale, H. P. Lovecraft

D) E il disegnatore di storie del terrore che più ti piace?
R) Bernie Wrightson, Wally Wood o Alan Davis (tutti della EC Comics)

D) Quali sono i tuoi riferimenti come disegnatore?
R) All'inizio furono Wrightson e Richard Corben. Adesso ho ampliato i miei gusti con altri artisti, per motivi diversi.

D) Il tuo fumetto preferito? E quale quello che ti piacerebbe aver fatto tu?
R) Mi è sempre piaciuto molto La muralla di Joseph María Beá. Anche le storie di Bruce Jones mi lasciano senza fiato.

D) Come è nato il progetto di "Various Horror Visions"? È stata un'idea tua? Ti sei ispirato in fatti che ti sono successi personalmente?
R) In realtà il mio ritorno al fumetto non ha finalità del tutto professionali, è per me piuttosto un passatempo che mi piace molto, senza pretese, faccio storie brevi soprattutto per la rivista Cthulhu, che Diábolo Ediciones pubblica in Spagna. L'idea di raccogliere i racconti pubblicati su diversi numeri della rivista in un'unico volume è stata di Lorenzo Pascual (direttore di Diábolo), che ha visto la possibilità di fare il libro a partire dalle diverse storie.
Le storie non sono ispirate direttamente in fatti reali che mi sono capitati, ma non c'è dubbio che ciò che mi circonda sempre esercita una certa influenza.

D) Nei tuoi fumetti l'orrore psicologico sembra essere in definitive prevalente su quello grafico. Qual è il valore o la caratteristica che metti al centro di "Various Horror Visions"?
R) Non ci avevo pensato, ma non c'è problema… nelle prossime storie alzerò il livello del terrore visivo!

D) Perché una miscela di colore e bianco e nero? Perchè diverse tecniche e stili nelle storie?
R) Il motivo è quello che dicevo prima, ogni storia è nata individualmente, senza pensare che sarebbero state raccolte in un volume unico. Ecco perché ognuno è diversa dall'altra per stile e addirittura, credo si noti, nella sperimentazione di tecniche diverse.

D) Il tuo stile è molto da "comic statunitense". È un modo per rendere più internazionale il tuo lavoro?
R) Diciamo che è stato il genere di fumetti che mi ha aperto gli occhi e quando lo scoprì pensai che era il tipo di cose che volevo fare da grande; quando ero piccolo leggevo riviste come 1984 (che dopo è diventata Zona 84), Creepy, che erano piene di materiale Americano. Al contrario il manga – che è l'altra grande influenza dei disegnatori oggi – non mi ha mai attirato, anche se devo riconoscere che da bambino non perdevo neanche un episodio di Mazinga Z.

D) Come organizzi il tuo tempo quando stai realizzando un libro o un racconto?
R) Per me collaborare con la rivista Cthulhu, semestrale, è molto comodo, perché mi consente di organizzarmi liberamente e di realizzare altri lavori di grafica e illustrazione. L'idea può venirmi in qualunque momento, per questo ho sempre con me un taccuino. Quando ho il finale della storia, aggiungo progressivamente scene per farla crescere, poi qualche bozzetto delle pagine, e finalmente inizio a disegnare sul serio!
Di solito dedico le ultime tre settimane prima della data di consegna esclusivamente al fumetto.

D) Che consiglio daresti ai giovani disegnatori che cercano una "identità grafica"? E a quelli che si avvicinano al fumetto e in particolare a quello horror?
R) Che non si preoccupino, prima o poi, quando vorranno accorgersene, saranno unici, ogni artista è diverso dagli altri e il tocco personale alla fine si esprime da solo.

D) Cosa pensi dei fumetti in formato digitale?
R) Credo che non sia altro che un fumetto messo dentro un tablet o un cellulare. Un'altra cosa è se possiamo aggiungere effetti sonori, animazione e definire il ritmo della lettura… allora sì che potremmo parlare di qualcosa a metà strada tra il cinema e il fumetto. Ci sarà spazio per entrambe le cose.




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