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Intervista - Silvio Sosio, editore con Delos Books e autore di fantascienza

Dettagli
Silvio SosioLetteratura Horror vi propone un'interessantissima intervista effettuata da Max Gobbo all'editore, scrittore e giornalista Silvio Sosio, fondatore di Delos Books. Un'intervista imperdibile per gli amanti della fantascienza e della scrittura in generale con molti punti di riflessione. 
Silvio Sosio è uno dei personaggi più attivi e nella diffusione e nello sviluppo dell’editoria elettronica e che s’occupa del fantastico.
Ha fondato la casa editrice Delos Books, di cui è presidente. E’ cofondatore della prima rivista di sf online italiana, Delos Science Fiction, e di riviste elettroniche come Fantascienza.com.
Sosio è anche curatore dell’ormai storica rivista Robot, e della collana Odissea Fantascienza.
Alla sua penna si devono diversi racconti interessanti, tra essi ricordiamo Uno Nessuno Centomila, che gli valse il premio Courmayeur 1996.
Suoi scritti sono comparsi su Urania: mentre la sua attività di saggista, ha riscosso unanimi consensi.

D) Benvenuto. I nostri lettori amano tutto ciò che riguarda il mondo dell’immaginario, e di certo saranno felicissimi della tua presenza.
R) Grazie, speriamo che non dicano “oh no ancora quello che dice sempre che la fantascienza è in crisi, vado a suicidarmi subito o aspetto di aver finito di leggere?”...

D) Partiamo con la tua attività di editore: che differenze esistono nel pubblicare un libro in formato cartaceo e uno in digitale?
R) Farei prima a elencare le cose simili... C’è in effetti molta differenza. Ovviamente tutto il lavoro di selezione e di cura del testo è lo stesso, ma ci si ferma lì. L’editoria cartacea è un complesso sistema industriale che richiede rapporti con fornitori di diverso tipo, dallo stampatore al distributore, ha tempi molto precisi che non si possono sgarrare - devi presentare le schede ai promotori circa sei mesi prima, consegnare le copie stampate quasi un mese prima dell’uscita, eccetera. Comporta ingenti giri di denaro con scarsa consapevolezza di quanto te ne resterà alla fine in tasca, perché anche dopo un anno il libraio può deciderti di renderti le copie che non ha venduto. E comporta dover lavorare con cose pesanti, scatoloni che in un modo o nell’altro ti trovi sempre a dover portare in giro, che sia una fiera o una presentazione. I libri elettronici sono una brezza. Li fai uscire quando vuoi, non hai quasi costi di produzione, se li vendi sono venduti e non tornano indietro. E il peso lo misuri in kilobyte, non in kilogrammi, e la schiena ringrazia. L’unico problema è che, al momento, gira molto meno denaro, perché costano poco e se ne vendono molti meno dei libri.

D) Certi prevedono (esagerando), la fine dei libri tradizionali per causa dell’avvento dei libri elettronici: tu che ne pensi?
R) No, no. La fine dei libri di carta tradizionali ha ben altre cause. I libri elettronici sono l’opportunità per i libri di scampare alla fine dei libri cartacei. Catastrofismi a parte, i libri stampati non finiranno, ma certo sono destinati a un drammatico ridimensionamento. Forse in Italia ci vorrà di più: ho sempre avuto l’impressione che una bella fetta del mercato librario in Italia non riguardasse davvero la lettura. Arredamento, o regali. Nei paesi dove si legge molto sono molto più diffusi i tascabili e gli ebook hanno un grande successo. Prova ad arredarti la parete con gli ebook. Non funziona.

D) Quali vantaggi apporta l’editoria elettronica rispetto a quella convenzionale per i lettori?
R) Benefici per l’apparato muscolare quando tieni in mano duecento grammi di lettore contro i cinquecento del tomo da mille pagine del bestseller del momento. Benefici per la spina dorsale quando trasporti la valigia con dentro i soliti duecento grammi con tutti i libri che vuoi leggerti in vacanza invece di cinque chili di carta. Benefici oculari, perché puoi ingrandirti il font e non sforzare la vista anche se hai passato i 40 e il tuo cristallino comincia a irrigidirsi. Benefici al sistema respiratorio quando devi cercare quella frase che diceva il personaggio di quel libro, o forse era quell’altro, e devi soltanto fare qualche click sul tuo computer invece di arrampicarti e tirare fuori dalla libreria volumi coperti di polvere.

D) Alcuni editori italiani sembrano poco inclini, e comunque in ritardo, nello sviluppo e nella diffusione di libri elettronici: qual è il tuo pensiero a riguardo?
R) Con gli ebook si guadagna ancora troppo poco. Costano poco e sono gravati dall’iva al 22%, al contrario dei libri che pagano il 4%. Quando l’Unione Europea deciderà (sempre troppo tardi) di autorizzare l’iva agevolata sugli ebook forse le cose cominceranno a cambiare.

D) Una piccola provocazione: D-3BO leggerebbe più volentieri L’attacco dei cloni, in digitale o in cartaceo?
R) Non mi pare di aver mai visto libri cartacei nei sei film di Star Wars, quindi non credo abbia scelta. In ogni caso lui è compatibile con ogni forma di comunicazione, quindi non avrebbe problemi.

D) Parliamo di Science Fiction: in un mondo iper tecnologico come il nostro, v’è ancora spazio per la fantascienza?
R) Ribalto la domanda. In un mondo iper tecnologico come il nostro, c’è ancora spazio per narrativa diversa dalla fantascienza? Pare di sì, effettivamente, ma è vero che la fantascienza è un genere fondamentale proprio per capire tempi come quelli che viviamo. La gente ne legge troppo poca, e infatti raramente capisce il proprio tempo.

D) Tra gli addetti ai lavori, spesso si parla di stanchezza, o di stasi del genere: che idea ti sei fatto di ciò?
R) Probabilmente il motivo per cui la fantascienza interessa meno oggi ha a che fare con un analogo distacco del pubblico dalla scienza. Da molti fattori si nota un disinteresse, se non addirittura un rifiuto. Un buon esempio è osservare quante persone affidano la propria stessa salute a “cure” che non hanno nessun base scientifica. Puoi spiegare loro per filo e per segno come funziona la preparazione di un farmaco omeopatico, ma incontri solo disinteresse: l’assurdità implicita delle teoria non arriva a destinazione, conta di più magari il rapporto umano col medico omeopata che ti ascolta, ti fa un sacco di domande e alla fine ti prepara una cura personalizzata, mentre il medico magari non ti riceve neppure e ti prescrive i farmaci per telefono. La scienza è diventata noiosa, quotidiana, fastidiosa, ha perso ogni fascino. Non vale per tutti ovviamente; ma vale per molti. Eppure viviamo immersi in un mondo al quale la scienza ha fatto regali meravigliosi. Non abbiamo una base sulla Luna o su Marte, ma abbiamo qualcosa che vale molto di più: una conoscenza quasi infinita alla portata di tutti, raggiungibile in ogni momento con dispositivi portatili. Quali cambiamenti sta portando alla società, al nostro modo di vivere? E quanto cambierà il mondo entro cinque, dieci anni? La fantascienza potrebbe dare risposte.

D) Molti scrittori contemporanei di fantascienza tendono ad una sorta di pessimismo tecnologico, che prende le forme d’un millenarismo del fantastico: tu che ne pensi?
R) Be’, una delle regole della fantascienza è che deve essere credibile. Tu guardando al futuro prossimo riesci a essere ottimista? Dubito. Non è certo la tecnologia il problema del mondo, sono piuttosto questioni sociali ed economiche. Ma in periodi di crisi come questo l’umanità mostra i suoi lati peggiori. Non siamo in un’epoca di ottimismo illuminista, non è un’epoca da Star Trek. È un’epoca cyberpunk.

D) Qui da noi si parla spesso di crisi della fantascienza, e gli editori diffidano degli autori che la propongono. Un fenomeno tutto italiano o cosa?
R) No, la fantascienza vende meno ovunque. Tuttavia, considera che in Italia è sempre stato comunque un genere di nicchia. Inoltre in Italia in generale tutti i libri vendono meno, la gente – soprattutto gli uomini, che sono la maggioranza dei lettori di fantascienza – in Italia leggono sempre meno, quindi hai una serie di effetti che riducono la sf in Italia al lumicino. Un peccato, anche perché in Italia al momento abbiamo ottimi autori. Va detto, comunque, che basta una leggera passata di trucco e la fantascienza diventa thriller tecnologico o altre etichette similari, e magari ha anche successo.

D) Comunemente si dice che la genesi del genere è da attribuirsi a scrittori come Wells e Verne. Tuttavia non tutti sanno che in Italia, è esistita una schiera di autori coevi che s’occupò di temi similari. A tuo modo di vedere perché qui da noi questa narrativa ebbe minor fortuna?
R) Lo stesso padre della narrativa popolare italiana, Salgari, ha scritto diversi libri di fantascienza. Ma in generale credo si possa dire che in Italia la narrativa popolare ha avuto vita difficile. Siamo il paese della grande cultura, dei grandi poeti, e anche il paese occidentale in cui la gente legge meno. Che ci sia un collegamento?

D) Oggi fra mille effetti speciali, la realtà virtuale, il 3D, e le altre diavolerie della computer grafica, v’è ancora spazio per l’originario e un po’ romantico sense of wonder?
R) Se non ci credessi mi occuperei di cinema, non di libri.

D) La fantascienza è letteratura d’anticipazione: a tuo avviso, chi ha avuto l’occhio più lungo: G. Orwell o P. K. Dick?
R) La fantascienza non ha mai lo scopo di predire il futuro. Quando parla del futuro lo fa estrapolando il presente, lo fa per farti osservare aspetti della tua vita quotidiana da un punto di vista diverso. Non è che Orwell stesse tirando a indovinare come avrebbe potuto essere il mondo quarant’anni dopo, tant’è che 1984 lo ha ottenuto girando semplicemente le ultime due cifre dell’anno in cui stava scrivendo. Anche così, comunque, alcuni autori sono riusciti a vedere cose nel loro tempo che altri non avevano osservato, e che hanno portato a conseguenze simili a quelle che avevano immaginato o temuto. Nel 1984 Apple ha pubblicizzato il suo nuovo computer Macintosh con lo slogan “il 1984 non sarà come 1984”. Quest’anno il Mac compie trent’anni in un mondo in cui le telecamere sono dappertutto, la NSA spia email e telefonate, esiste o sta per esistere la tecnologia che permette un controllo almeno superficiale di tutta la comunicazione in transito, il leggendario Echelon. Ma ciò che Orwell non aveva previsto - ma altri scrittori sì - è che i veri padroni del pianeta non saranno governi o partiti unici, ma aziende.

D) Condividi l’idea di Isaac Asimov secondo cui la fantascienza ha spesso illuminato e ispirato la scienza?
R) Non c’è dubbio. Molti scienziati lo hanno ammesso. Un peccato che ora ci siano molti meno lettori di fantascienza: le prossime generazioni avranno meno scienziati. Dovranno accontentarsi di una generazione di allevatori di draghi.

D) Che futuro prevedi per la fantascienza italiana?
R) Un futuro di grandi successi. All’estero.

D) Parliamo di retro futuro: lo Steampunk può considerarsi sempre fantascienza, o vanno fatti dei distinguo?
R) Lo Steampunk è un fenomeno molto largo e trasversale, che coinvolge estetica, socialità, arte, letteratura. Anche parlando di letteratura ci troviamo di fronte a un ampio raggio di tematiche che coprono tutto lo spettro, dal fantasy alla fantascienza, passando per il fantastico. Tra i libri seminali del genere ci sono le opere di Paul Di Filippo, Bruce Sterling, William Gibson, K.W. Jeter che sono autori di fantascienza, ma anche Tim Powers e soprattutto Philip Pullman che sono sul versante fantasy. O ancora diversi film di Miyazaki, abbastanza difficili da etichettare. In realtà allo steampunk manca in generale il realismo e la verosimiglianza, la tecnologia basata sul vapore che viene spesso descritta non è semplicemente possibile, ma è compensato dal fascino delle ambientazioni e molto spesso dai gustosi riferimenti letterari, che richiamano spesso e volentieri Wells o Lovecraft. Poi la fantasia e le variabili sono innumerevoli. Nel romanzo che sta uscendo in questi giorni, De Bello Alieno di Davide Del Popolo Riolo, abbiamo uno steampunk con riferimenti wellsiani ambientato all’epoca di un Giulio Cesare che ha dedicato il suo genio non alla carriera militare ma alla tecnologia. Tra le nostre serie di ebook c’è Il circolo dell’arca di Roberto Guarnieri che combina un fantastico del mistero all’ambientazione vittoriana, con rocambolesche avventure degne di un film di James Bond. E ancora in un ciclo che avremo tra non molto, Trainville di Alain Voudì, troviamo un’ambientazione western, la sfida della ferrovia che conquista la frontiera come nel film d Sergio Leone C’era una volta il west. Solo che questa volta i treni sono giganteschi.

D) Il tuo autore preferito?
R) Ci ho pensato venti secondi e avevo già una lista di nomi lunga da qui alla luna... Me ne piacciono molti e molto diversi tra loro, da Jack Vance a Kurt Vonnegut, da Valerio Evangelisti a Dario Tonani, da Nancy Kress a Ted Chiang.

D) Il tuo film preferito?
R) Blade Runner.

D) Come editore, quali caratteristiche deve possedere una storia per destare il tuo interesse?
R) Avere una trama ben costruita e personaggi credibili. E ovviamente deve essere scritta in italiano corretto. Se poi l’idea è anche originale c’è tutto quel che serve.

D) Quale consiglio ti senti di dare ad uno scrittore esordiente?
R) Non pensare mai di essere un genio incompreso. Accettare sempre le critiche, imparare, lavorare per migliorare. Nonostante quello che può averti fatto credere la madre o l’amico che ha letto la prima cosa che hai scritto e si è sperticato in lodi, non hai un talento innato, e anche se ce l’hai non basta. C’è un sacco da imparare.

D) Puoi parlarci un poco dei tuoi progetti futuri?
R) Più che futuri, presenti: la grande iniziativa sulla quale stiamo lavorando da qualche mese, le collane di ebook Bus Stop. L’idea è quella di una linea di opere pubblicate direttamente in ebook, ma con la caratteristica di essere opere brevi, da leggere rapidamente, anche nello spazio di un viaggio in autobus. Da qui il nome del progetto, Bus Stop. Il lettore moderno, abituato alla velocità della rete, ha sempre più difficoltà con i testi lunghi. Il racconto a mio avviso guadagnerà sempre più terreno nei prossimi anni, e a me l’idea piace perché è ricco di possibilità e di creatività. Alle librerie “fisiche” piene di tomi da mille pagine vuoti di idee contrapponiamo fascicoletti elettronici ogni volta nuovi e originali. Ma collane di racconti le pubblicano molti editori: la nostra novità è l’idea dell’ebook seriale. Vorremmo che i nostri titoli stessero al romanzo come la serie TV sta al film. Per questo siamo interessati a valutare proposte soprattutto in tal senso. Con questo in mente curiamo molto anche la periodicità: alcune serie escono tutte le settimane, altre una volta al mese. Comunque i nostri lettori sanno che ogni martedì saranno online su delosstore.it, Amazon e tutti gli altri store con diverse novità tutte da scoprire…

D) Bene, non mi rimane che ringraziarti anche a nome dei lettori di Letteratura Horror
R) Grazie a voi!



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