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Intervista - Thom Brannan e D.L. Snell autori di "Pavlov's Dogs"

Dettagli
In occasione dell'uscita in Italia di "Pavlov's Dogs" con la Dunwich Edizioni abbiamo avuto il piacere di poter intervistare i due autori Thom Brannan e D.L. Snell. Leggi la nostra recensione di Pavlov's Dogs

D) Scrivere di zombie in questi ultimi tempi è difficile, ormai è una moda. Come siete riusciti voi a creare con Pavlov’s Dogs qualcosa di diverso, di nuovo, di innovativo?

Thom: Tutto ciò che è vecchio è ancora nuovo. Per gli zombie in Pavlov’s Dogs non abbiamo fatto niente di nuovo. Sono mostri senza tempo, per essere relativamente giovani, e non c’è niente di sbagliato con quanto predicato da San Romero. I licantropi… be’, sono mostri che ci sono sempre stati. Sono arrivati semplicemente da una strada diversa rispetto a un morso o una maledizione.
David: Una parte fondamentale è stata mischiare i due mostri. Sono sicuro che è stato fatto prima, ma mai con tanta ostentazione. Una volta avuto il concept, abbiamo vagliato tutte le possibilità, come ad esempio cosa succede quando uno zombie morde un licantropo. Da lì abbiamo lasciato che i cani andassero dove volevano. Naturalmente un concept non è niente senza una grande storia e personaggi interessanti. Quella, più che avere un’idea originale, può essere la parte più dura.
Thom: Ero un po’ preoccupato per l’aspetto collaborativo. Già avevo scritto a quattro mani prima ma mai qualcosa di lungo come un romanzo. Fortunatamente per il lavoro (e per tutti e due) i nostri stili si sono mescolati bene. E per stili intendo sia accordare le parole insieme che i processi preparativi.

D) Chi sono gli zombie nei tempi attuali?
Thom: Ah, gli adolescenti.
David: Sì, gli adolescenti e chiunque sia assorbito meccanicamente dai cellulari.
Thom: Ci sarebbero molte altre risposte divertenti, ma non mi sono mai messo nei guai tenendo il becco chiuso.

D) Da dove è nata l’idea di Pavlov’s Dogs?

Thom: La colpa va dritta dritta a David e a chiunque ne stesse parlando all’inizio.
David: Il fondatore della Permuted Press, Jacob Kier, aveva chiesto a John Sunseri e a me un’idea originale. Mi venne in mente di far combattere zombie e lupi mannari e da lì abbiamo messo giù qualche dettaglio. Ai tempi, nessuno di noi aveva abbastanza tempo per scrivere il romanzo, così più avanti Sunseri mi diede il via libera per trovare un altro coautore. Da lì è cominciato il lavoro per la trama, trasformare l’idea in una storia vera e propria.
Thom: Durante questo processo sono arrivato io. La mia idea di quello che succede in un romanzo è più nebulosa rispetto a David. Lui ha una rampa di scale che ci conduce da una parte a quella successiva e non so neanche io come mi sento al riguardo. Passo dall’essere impressionato da tutte le sue pianificazioni all’essere irritato perché io non ci riesco.

D) Come avete deciso di collaborare insieme per la stesura di questo romanzo?

Thom: Ci sono caduto dentro. Sono un tipo abbastanza fortunato.
David: Chiesi a Jacob Kier se conosceva autori bravi e veloci e che avessero qualche trascorso militare. Jacob applicò questi filtri, li mise insieme nel suo motore di ricerca magico e ne tirò fuori oro. O stagno, credo che Thom sia più simile allo stagno. A lui piace dire che ci è caduto e io aggiungo: «Proprio sulla mia scrivania.» Credo sia un’immagine che mette Thom a disagio.
Thom: Sono stagno. Applicato correttamente, tengo le cose insieme e l’elettricità passa. Quello è il trucco, giusto? Roba militare condita con horror e azione? Sì, grazie. Ma non usatemi per aiutarvi con i vostri sonetti.

D) Quali sono stati i momenti più difficili della vostra vita da scrittori?

Thom: Per me la parte più dura di un romanzo è il momento della pubblicazione e aspetti il primo gruppo di recensioni. Lo ameranno? Lo odieranno?
David: Per me, proprio ora. Ho appena finito due dei più grandi e ambiziosi romanzi della mia carriera e sono esausto. Nel mio ultimo libro, The Phone Company, ho creato un’intera città, un’intera società e una diavolo di struttura globale. Sento come se avessi bisogno unicamente di mangiare, dormire e leggere per i prossimi due anni solo per riempire di nuovo il serbatoio e questo tipo di carburante non è economico.
Thom: Sì, ma non avrà questo tempo, però. Abbiamo piani all’interno di piani.
David: E carburante.

D) Cosa vuol dire per voi essere stati pubblicati in un altro Paese?

Thom: È da lì che comincia a diffondersi davvero la tua storia. Se tutto va bene il nostro lavoro reggerà il confronto con i romanzi dei vostri talenti locali.
David: Arrivare a una traduzione è una cosa grossa. È sempre stato un mio sogno così come realizzare un film. Stiamo raggiungendo nuovo pubblico e credo sempre che più lettori rendano una storia più tangibile, più viva. Pensa a quanto sia ricca la cultura intorno a fenomeni come The Walking Dead o Game Of Thrones. I fan investono effettive energie mentali per dare vita ai nostri mondi. E così più energie mentali ci sono e più sostanza ha il nostro lavoro. E ora il nostro libro esiste in due lingue. È fantastico.

D) Come è stato collaborare con la Dunwich Edizioni?

Thom: Per me super facile. Ho lasciato che fosse Snell a fare tutto.
David: Mauro Saracino aveva vinto un giveaway che avevo lanciato su Facebook. Quando gli mandai un messaggio per avere l’indirizzo mi disse quanto avesse amato Pavlov’s Dogs e che gli sarebbe piaciuto realizzare una traduzione italiana. Quindi mi ha parlato della sua casa editrice. Sin dall’inizio è stato facile lavorare con lui. È amichevole, comunicativo… l’intero processo è stato semplice e tutto grazie a lui.
Thom: Devo dire di essere estremamente grato per questa esperienza. Serve molta fiducia per mettere il tuo lavoro nelle mani di un altro ed è quello che succede quando pubblichi. Ora che il lavoro viene tradotto in un’altra lingua, ci sono altre mani (almeno due?) ma l’ansia è poca.

D) Conoscete l'Italia? Cosa ne pensate?

Thom: Quando ero in Marina, ho visitato La Maddalena nel 2004 e ho passato anche del tempo in Sardegna. Era tutto molto bello e mi piacerebbe tornarci con la mia famiglia.
David: Non ci sono mai stato. Conosco tutta la roba da turisti. C’è il Papa. Da Vinci ci ha vissuto. È dove è nato il Rinascimento. E mi piacerebbe visitarla. Adoro l’arte e l’architettura, e l’Italia ha avuto una profonda influenza in queste aree. È anche il luogo dove risiede il centro di una delle più grandi religioni e significa che, oggigiorno, l’Italia aiuta a formare il mondo intero.

D) Conoscete qualche scrittore horror italiano che vi piace? Qualche romanzo?

Thom: Sono entrato in contatto con molti film horror italiani ma nessun libro. Tuttavia sono sempre aperto a nuove cose.
David: Poiché Tom Piccirilli non conta davvero, la cosa più vicina è Dante. Ho letto Se Una Notte D’Inverno un Viaggiatore di Italo Calvino ma non è horror. Un lavoro brillante, però.

D) Quali sono gli autori che considerati i vostri maestri?

Thom: I miei autori preferiti sono Michael Marshall Smith e William Browning Spencer. Ognuno di loro ha un modo di prendere il mondo ordinario e rivoluzionarlo.
David: Nei miei anni formativi Stephen King e Dean Koontz mi hanno plasmato moltissimo. Nei miei anni di horror puro, Richard Laymon ha marchiato il suo macabro territorio, così come Edward Lee. Durante il college fu il turno di D.H. Lawrence e del poeta T.S. Eliot. Recentemente però non sono stati gli altri scrittori a influenzarmi (a parte Orson Scott Card e Joe Hill). Di recente è stato Matthew Weiner. Sono stati Vince Calligan e Charlie Brooker. È stato Beau Willimon. Più della storia recente, la TV mi ha influenzato e non solo nel modo di scrivere ma nel modo in cui vedo il mondo.

D) I vostri romanzi preferiti?

Thom: Grendel di John Gardnes. Di sicuro anche Autobiography of a Werewolf Hunter di Brian P. Easton e Desert Bleeds Red di Jason S.Hornby. Abissi d’Acciaio di Isaac Asimov. E giusto per chiudere il cerchio, The Judas Goat, di Rober P. Parker.
David: Mattatoio n° 5 di Kurt Vonnegut. Il Gioco di Ender di Orson Scott Card. La Strada di Cormac McCarthy. E faccio eco a Thom per Desert Bleeds Red e rilancio con Suffer the Children di Craig DiLouie.

D) Che consigli dareste a un giovane autore che si avvicina al mondo della scrittura?

Thom: Scrivi. Scrivi fino a quando non riesci a scrivere più e quindi scrivi ancora. Unisciti a un gruppo di critica e ottieni qualche input fuori dal cerchio di amici e familiari.
David: Sii pronto al tracollo. Ogni romanzo che finisco è un pezzo di me che se ne va. Mi sento ridotto. Consumato. Per fare questo lavoro hai bisogno di fermezza mentale ed emotiva, e di resistenza fisica. Davvero. In caso contrario non ce la farai ad arrivare neanche al primo libro. Sii pronto.

D) Qual è lo stato della letteratura horror negli USA?

Thom: Credo che l’horror stia andando forte. Le gente legge horror per sfuggire agli orrori della vita di tutti i giorni e guarda caso, ce n’è sempre un po’. Grazie alle news ventiquattr’ore su ventiquattro.
David: Va forte e credo che gli zombie abbiano aiutato a rinvigorirlo ma di sicuro non è la cosa più letta. Non scrivi horror perché vuoi fare soldi. Lo fai perché ti piace spaventare a morte le persone e adori esplorare le oscure possibilità dell’universo.
Thom: Scrivi documenti tecnici se vuoi fare soldi. Fare lo scrittore non è una miniera d’oro. Ogni volta che sento qualcuno dire che vuole scrivere a tempo pieno la prima cosa che mi esce dalla bocca è «Abbassa le tue aspettative.» Quindi, «Abbassa i tuoi standard di vita.»
David: E forse anche la testa.

D) Per chiudere volete dire qualcosa ai lettori di LetteraturaHorror.it?

Thom: Grazie per il supporto. Sono onorato al pensiero che il libro vada a voi ragazzi (e ragazze) e spero che vi divertiate a leggerlo quanto noi ci siamo divertiti a scriverlo.
David: Grazie. Voi, i lettori, siete ciò che porta veramente in vita i nostri mondi. Finché non prendete un libro e non cominciate a leggere sono solo parole senza vita su una pagina. È nella vostra mente che diventano sangue e ossa, terra e cielo.


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