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Intervista - Claudio Vergnani autore di "I Vivi, i Morti e gli Altri"

Dettagli
Intervista a Claudio Vergnani che oggi 21 marzo esce in libreria con il nuovo romanzo zombesco “I Vivi, i Morti e gli Altri” edito dalla Gargoyle. (Leggi la news di presentazione). Leggi la recensione di "I Vivi, i Morti e gli Altri"
Un buon romanzo senza un buon lettore non è nulla” con questa intensa frase lo scrittore Claudio Vergnani racchiude in se il senso di cosa è e dovrebbe essere realmente la letteratura, compreso il nostro amatissimo horror.
In occasione dell'uscita del suo nuovo romanzo I Vivi, i Morti e gli Altri da oggi (21 marzo) in tutte le librerie, lo scrittore modenese Vergnani ci ha concesso, grazie ai buoni uffici e alla disponibilità della casa editrice Gargoyle un'interessante intervista in cui parla del suo ultimo lavoro, ma non solo.
Non ci resta che augurarvi buona lettura.
D) Dai vampiri agli zombie, come mai questa scelta?
Sono un appassionato di cinematografia horror. Il cinema ci ha regalato alcuni “zombi” indimenticabili (anche la playstation, non scordiamolo e non storciamo il naso). E’ vero: non sempre la ciambella è riuscita con il buco, ma d’altro canto l’industria dello spettacolo ha le sue regole di mercato e in definitiva non sempre una buona sceneggiatura coincide con il gradimento del pubblico e quindi con il risultato del botteghino. Viceversa, almeno per ora, devo dire che nessuno zombi “letterario” mi ha entusiasmato. In letteratura, sempre a mio parere, la ricerca dell’originalità non ha ottenuto i risultati attesi, e il cinema continua quindi ad essere, per me, il riferimento primo per ciò che concerne l’horror-zombi. Un peccato. Dal momento che da buon appassionato ho le mie idee sui motivi di alcuni dei passaggi a vuoto cui accennavo, ho provato – nel mio piccolo – a offrire una mia personale versione. Ciò non cambierà lo status quo, ma forse avrò aggiunto un mattoncino in più (spero non disprezzabile) nell’ambito del genere.
 
D) Anche agli zombie spetterà una trilogia?
Onestamente, se per caso il romanzo si rivelasse un successo, sarebbe difficile sottrarsi alle lusinghe di un sequel, e magari di due. Di certo però non tradirei i miei presupposti di base (la ricerca di un’originalità sensata ed efficace, il tentativo di entrare in un genere senza però farsene imprigionare, la necessità di dire qualcosa di non scontato, il piacere di offrire ad un lettore appassionato storie e personaggi che possa ricordare).
 
D) Secondo Te come mai in questi periodi gli zombie sono tornati così prepotentemente di moda? Sarà mica colpa dei tempi in cui viviamo...
Credo si tratti di cicli, come è accaduto per i vampiri. Oggi - diversamente dal passato - abbiamo grandi mezzi tecnici a disposizione per la comunicazione e la realizzazione di nuove opere, ma ci stiamo accorgendo che molto (non tutto) è già stato detto con minori mezzi a disposizione. Basta guardare la fioritura di remake cinematografici per rendersene conto. In fondo perché dannarsi per scrivere una sceneggiatura originale quando la stragrande maggioranza del pubblico pagante non ha mai visto o letto i classici? Si va sul sicuro riscrivendoli e/o rigirandoli. Poi ci sono naturalmente le eccezioni.
Quanto ai tempi, volendo si potrebbe fare un parallelo tra la putrefazione morale di questi anni e la putrefazione fisica degli zombi. E’ anche vero che gli zombi attuali che ci divorano vivi sono molto più insidiosi dei non-morti di cui parliamo. I primi siamo obbligati a mantenerli e a ossequiarli, dai secondi almeno ci si può provare a difendere.
 
D) Qual è l'idea che l'ha trascinata in questa nuova avventura zombesca?
L’amore per il genere, il rispetto e l’ammirazione per chi mi ha preceduto, e il desiderio di dare un contributo al filone. Nuovo sangue, se mi si passa il modo di dire. Chi mi leggerà apprezzerà alcuni aspetti e sarà portato a riflettere su altri. Il lettore appassionato e intelligente completa l’opera dello scrittore. L’idea era quella di offrire spunti nuovi. E alternativi.
 
D) Sei stato uno dei primi scrittori – artisti che ha classificato i morti viventi. Accesa e lunga la disputa tra gli amanti del genere su come si comporterebbe un uomo tornato in vita, come mai questa intuizione geniale di classificarli? Da dove nasce?
R) A dire la verità ho pensato che l’uniformità dello zombi fosse un aspetto sul quale si poteva lavorare, aggiungendo appunto qualcosa di nuovo al tema. In fondo, ritengo che pensare a differenti tipologie di zombi non sia meno arbitrario che inquadrarli tutti nella stessa. E mi sembrava che la varietà potesse aggiungere ricchezza alla narrazione.
 
D) Hai trattato, appunto, vampiri e zombie. Come vedi il “fenomeno Twilight”, compreso Warm Bodies e altri romanzi e film di genere Romance che negli ultimi anni hanno preso il sopravvento nelle librerie e sale cinematografiche distorcendo e non poco la realtà horror?
R) Periodi e mode, non necessariamente negative. Anzi. Girare un film o scrivere un romanzo non è una gara per vedere chi riuscirà a dire la parola definitiva su un genere o su un filone. C’è spazio. Se poi in un determinato periodo trattare un tema in un certo modo comporta anche fare soldi, buon per chi riesce a trattarlo in quel modo.
 
D) Come ti sei avvicinato all'horror? Tratteresti anche altri generi?
R) Sono sempre stato un lettore onnivoro. L’horror mi è parso un ottimo “sfondo” sul quale collocare storie che vadano oltre il genere. Alcuni tra i romanzi che hanno fatto la storia della letteratura non si sono vergognati di trattare elementi horror. Cito Il maestro e Margherita, ad esempio. Così come Delitto e Castigo – sempre per dire – conteneva elementi “gialli”. Il genere non fa un buon romanzo o un cattivo romanzo. Lo fanno le parole che si scelgono.
In quanto a trattare altri generi, lo faccio già.
 
D) Quali sono i tre migliori libri horror che hai letto?
Per definire migliore o peggiore dovrei elencare e spiegare i miei personali presupposti di valutazione, cosa che in questa sede porterebbe via spazio (ma sulla quale possiamo tornare se la si ritiene interessante). Diciamo che ho amato opere tra le più disparate, celebri e non. Se devo citarne alcune allora dico Il superstite di James Herbert. Mi colpì molto. Certo, lo lessi che ero un ragazzino e oggi di sicuro non avrebbe lo stesso impatto, ma mi parve – e mi pare – un’opera notevole e originale. Alcuni racconti brevi di Bradbury, poi, credo siano indimenticabili. Anche Lovecraft, quando era in forma, e non voleva strafare, era inarrivabile. Vedi ad esempio il suo racconto Nelle spire di Medusa.
 
D) E il peggiore?
R) Anche a distanza di trent’anni non dimenticherò mai come mi parve scritto male, in tutto e per tutto – al di là di presupposti o gusti – La cosa dei monti Catskill. Ho scordato persino il nome
dell’autore.
 
D) Quale libro o storia horror avresti voluto scrivere?
R) Non saprei. Sono abbastanza soddisfatto di ciò che ho scritto, perché ritengo di aver raggiunto i miei obbiettivi.
 
D) Qual è il tuo sogno nel cassetto?
R) Onestamente, non so rispondere. Negli ultimi anni mi sono scoperto molto ingenuo e forse qualunquista nel sentirmi deluso dalla piega presa dalla storia dell’umanità. Non ho un sogno individuale, ma collettivo e banale: un mondo più giusto. Per tutti.
 
D) Secondo te in che stato verso la letteratura in Italia?
R) Non credo sia il suo momento migliore. A maggior ragione bisogna tenere duro e continuare a scrivere e a leggere. Magari con un po’ più di senso critico. Oggi l’impressione è che molti invece di leggere si limitino a scorrere con gli occhi sequenze di parole scelte da altri per loro. Ma sono sicuro che la gente tornerà a leggere sul serio.
 
D) E quella horror?
Ci sono validi scrittori, come ovunque, ma la mia percezione è che in Italia si preferisca l’horror cinematografico. Anche quello di grana grossa. Ma siamo qua apposta per bilanciare la tendenza.
 
D) Un consiglio ai giovani scrittori che vogliono intraprendere questo viaggio?
R) Francamente, credo non abbiano bisogno dei miei consigli.
 
D) Vuoi dire qualcosa ai lettori di Letteratura Horror?
R) Certo. Li voglio ringraziare per aver avuto la bontà di avermi letto fino a qui. E’ stato un privilegio e un onore essere ospitati sul Vostro portale. E se qualcuno avrà voglia di meditare e confrontarsi su quel che ho detto, non potrà che farmi piacere. Se poi vorrà toccare con mano quanto ho cercato di spiegare leggendo i miei libri, be’, allora avremo chiuso il cerchio. Un romanzo è solo un cammino percorso a metà. Al lettore il compito di portarlo a compimento. Come dico sempre, un buon romanzo senza un buon lettore non è nulla.

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