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Intervista - Paolo Vacirca sceneggiatore de "L'ipnotista"

Dettagli
Letteratura Horror ha intervistato in esclusiva per voi Paolo Vacirca lo sceneggiatore de “L'Ipnotista” (clicca e vai alla recensione)  il nuovo film di Lasse Hallstrome.
Nelle sale italiane sta imperversando in questi giorni il film svedese “L'ipnotista” (clicca qui per la recensione) diretto dal genio di Lasse Hallstrome e tratto dal romanzo omonimo scritto da Lars Keppler (al secolo Alexander Ahndoril e Alexandra Coelho Ahndoril) uno dei romanzi thriller di maggior successo degli ultimi anni.
Letteratura Horror ha avuto la possibilità e la fortuna di poter intervistare Paolo Vacirca, il giovane (è dell'82) sceneggiatore che ha adattato per il grande schermo questa storia. Non lasciamoci incantare dal nome, Vacirca è svedese di Malmoe con padre siciliano ed è stato ben lieto di rispondere alle nostre domande per “un fantastico portale italiano di horror e thriller. Qualora vogliate sarebbe bello ingrandire questo business e farne una versione in svedese”.
Buona lettura!
D) Paolo Vacirca, hai curato la sceneggiatura del nuovo film di Lasse Hallstrome ”L'ipnotista” tratto dal romanzo di successo scritto da Lars Keppler. Come è stato lavorare a questa trama?
R) Ogni lavoro ha il suo 'universo' unico e metodi di lavoro differente. In questo caso non ha avuto alcun contatto con gli autori di libri. Inizialmente mi è sembrato strano leggere e interpretare un grande libro senza aver mai parlare con gli scrittori, tuttavia, i produttori hanno avuto un punto fermo, ovvero che questo sarebbe stato il film di Lasse Hallström e tutto ciò che importava era la sua visione, la sua interpretazione, così hanno voluto che fossi influenzato principalmente dal suo modo di pensare. Perciò, ho lavorato con Lasse Hallström e i produttori (erano tre) con questi ultimi che erano in contatto con gli autori del libro e facevano leggere loro le varie bozze. In realtà già è'stato difficile prendere in considerazione quattro teste e quattro idee differenti, di certo altre due non avrebbero reso le cose più facili.
D) E lavorare con il Maestro Lasse Hallström?
R) E 'stato fantastico! Lasse Hallström ama le persone che ritrae, i loro pensieri e le relazioni. Quando ho iniziato a lavorare con lui, discutendo il modo migliore di interpretare il libro, alla fine ho capito che avrei dovuto dare priorità alle relazioni tra i protagonisti e alle caratterizzazioni. Allo stesso tempo, non volevo deludere i lettori. Prima ho pensato di scrivere un film di 'genere pulito', un vero e proprio "Thriller", mantenendo il sangue e l'orrore del libro, ma Hallström era molto più interessato alla storia d'amore e alla vicenda del bambino. Voleva che i momenti thriller giungessero da questi e non viceversa, così, invece di scrivere un thriller con caratteristiche drammatiche, ho scritto un dramma con elementi del thriller. Per capire ciò basta leggere le varie bozze scritte per questo film, si parte da tanto sangue e terrore per passare, gradualmente, a ciò che il film è oggi, con un giusto bilanciamento tra i due generi.
D) Qual'è stata la difficoltà maggiore nel trasporre per il cinema un romanzo così complesso e psicologico, dove più che i colpi di scena conta l'introspezione dei personaggi?
R) Quando si adatta un libro ci sono vari modi per farlo, si può seguire pedissequamente il romanzo e trasferirlo sul grande schermo con in Twilight di Stephen Meyer e il Codice Da Vinci di Dan Brownoppure interpretarlo come per il film premio Oscar Il petroliere (There will be blood) tratto dal romanzo Petrolio! (Oil!)di Upton Sinclair e, poi, ci sono gli adattamenti veri e propri come The Bourne Identity di Robert Ludlum dove la trama è la stessa, ma tanto vi è stato tolto e aggiunto. Non importa quale dei tre tipi di script si stia lavorando, io credo che fondamentale sia il mantenere sempre viva la vera "anima del libro". Nel caso de L'Ipnotista, come ho detto prima, ila prima parte si concentra sul thriller e su parti horror, come viste dal punto di vista del poliziotto Joona Linna, ma, poi, con l'andare avanti del film, l'attenzione viene spostato più verso l'ipnotista, Erik, sua moglie e suo figlio. La scelta del punto di vista dal quale si vuole raccontare una storia è una delle maggiori difficoltà nella trasposizione cinematografica. Un altro passo difficile, poi, è far si che il pubblico capisca i personaggi. In un libro, si può letteralmente descrivere le scelte di personaggi, è possibile scrivere "Sapeva che era sbagliato a flirtare con un altro uomo, ma sentiva che il marito lo meritava", ma in un film una scena del genere sarà semplicemente una donna che flirta con un altro uomo. Quindi, spesso è necessario ri-pensare a come riadattare le scene, aggiungendovi dialoghi e nuove situazioni. Un terzo problema è dato dal fatto che i libri spesso hanno molte più pagine di quanto possono essere raccontate in un film di due ore. Quali parti mantenere e quali tagliare? Ma su tutte la parte più difficile della trasposizione di un film è non tanto quale scelta artistica adottare, bensì fare una scelta per cominciare a lavorare.
D) Lavorerai anche agli altri 8 film previsti sulla figura dell'investigatore di Joanna Linna? Se si ci anticipi qualcosa?
R) Mi è stato chiesto se voglio lavorare al nuovo film tratto dal romanzo dei coniugi Ahndoril L'esecutore (titolo originale Paganini Contract, edito nel 2010 da Longanesi, ndr), che è un po' il sequel de L'ipnotista, ma ancora nulla è stato deciso. Avendo letto il romanzo posso dire che c'è molta più azione e, quindi, dovrebbe essere più facile una sua trasposizione. Staremo a vedere.
D) La letteratura e il cinema svedese, soprattutto per il genere del thriller, sono in continua espansione. Tu, scrittore e regista, come vedi questo fenomeno?
R) Onestamente, per i lcinema che il risultato ottimo degli ultimi anni è dettato da un ottima pianificazione 'aziendale' e commerciale degli editori. Un piccolo paese come la Svezia può decidere di creare opere locali, ovvero adatte al mercato interno, o transanzionali, adatte a tutti e più commerciali, come sta realmente accadendo ora: una buona struttura, una buona storia, ben raccontata. Mi ricorda un po' come la produzione americana anni '70.
Dal punto di vista della letteratura, noi svedesi siamo affascinati dal thriller e dal polizzesco da tanto tempo, sin dal 1965 con i coniugi Per Wahloo e Maj Sjowall e il loro ispettore Martin Beck. Da lì è nata una forte produzione che ogni anno regala tanto, buono e meno buono. La letteratura svedese di genere, poi, lentamente si è diffusa dapprima in Germania, dove sono diventate popolari negli ultimi anni molte serietv tratte da libri svedesi thriller, ma è stato solo con Stieg Larsson che in realtà il fenomeno è esploso in tutto il mondo, credo che il freddo e le ambientazioni malinconiche svedesi diano un tocco esotico che attrae molti lettori europei e non solo.
D) Paolo Vacirca sei uno svedese di Malmoe, ma il tuo nome tradisce chiare origini italiane, ci racconti la tua storia?
R) Mio padre è nato e cresciuto in una piccola città siciliana, Buccheri. Si è trasferito in Svezia quando aveva solo 20 anni e, poi, in Polonia, ha incontrato mia madre polacca, e si sono trasferiti a vivere insieme a Malmö dove sono effettivamente nato. Quando ci penso, è piuttosto una storia interessante, dopo tutto. La cosa più difficile di avere un nome italiano così marcato è che in Svezia ho sempre bisogno di scriverlo alla gente che mi chiede se sono nato e cresciuto in Italia, fino a quando non sentono che parlo uno svedese nativo pulito e cristallino essendo la mia lingua madre. Quando sono in Italia, invece, nessuno si chiede come si scrive il mio nome, ma c'è un altro problema. Il mio italiano non è buono come vorrei, quindi attratti dal nome, in un primo momento mi vedono come un italiano, poi quando comincio a parlare o a scrivere pensano che ci sia qualcosa che non va poiché utilizzo un vocabolario da bambino. Poi, finalmente, si rendono conto che non sono italiano 100%.
D) Cosa vuol dire essere uno sceneggiatore in Svezia? Si crede nei giovani come te, oppure capita come in Italia?
R) Credo che tutto mondo è paese. Anche in Svezia, come in Italia, bisogna lottare per acquisire una propria credibilità, la gente crede che noi giovani non abbiamo la giusta esperienza di vita, ma, almeno personalmente, credo di essere cresciuto molto velocemente visto che ho perso mio padre solo due anni fa a causa di un problema neurologico. A volte, le persone mi chiedono da dove traggo la mia ispirazione e la risposta è semplice dalla vita che ho vissuto, perciò è molto importante uscire e incontrare persone al di fuori del lavoro, c'è un mondo intero. Ci sono aspiranti sceneggiatori o scrittori che scrivono una storia su un aspirante sceneggiatore, dico loro che hanno bisogno di uscire di più.
D) Che background scolastico e lavorativo hai affrontato per arrivare ad essere uno sceneggiatore di successo?
R) Ho studiato alla scuola superiore del cinema sull'isola di Gotland, la sola in tutta la Svezia dove si iscrivono ragazzi provenienti da tutto il Paese. Dopo il diploma mi sono iscritto all'università in lingue dove ho iniziato a studiare il giapponese, ma non ho mai abbandonato la mia passione per la scrittura e il cinema e, così, ho autoprodotto il mio primo film The Secret, una pellicola veramente brutta, ma da questa ho imparato tante cose. Dopodiché ho fatto un cortometraggio che è stato acquistato dalla tv nazionale svedese e da lì ho deciso che la mia streada sarebbe stata questa, ho lasciato gli studi e mi sono cimentato corpo e anima nel lavoro. Direi che la scelta alla fine è stata giusta.
D) Conosci il cinema e la letteratura italiana horror e thriller? Che giudizio ne dai?
R)Purtroppo in Svezia non girano molto i film italiani di questi generi. L'ultimo film horror/thriller italiano che ho visto è stato, comunque, laSindrome di Stendhall di Dario Argento. Per quanto riguarda i romanzi ammetto di non conoscerne, ma mi ripropongo di colmare la lacuna.
D) Chi è stato il tuo maestro?
R) Ce ne sono tanti di sceneggiatori che mi hanno influenzato, di sicuro i maggiori sono stati Aaron Sorkin per il suo modo di ritrarre le persone vere, Quentin Tarantino per i suoi dialoghi incredibili e Terry Rossio per la sua incredibile immaginazione e le sue scene giocose. Inoltre, devo ringraziare anche Alfred Hitchcock che ci ha spaventato senza mostrarci per forza tutto e Wes Craven che ha reinventato l'horror. Più in generale, invece, i veri maestri di vita sono stati i miei genitori, a cui devo tutto.
D) Qual'è il più bel libro horror o thriller che tu abbia mai letto? E il film?
R) Ho letto tanti libri e visto tanti film di genere davvero belli che citarne uno è difficile,ma senza cadere nello scontato e nel mainstream vorrei citare soprattutto Stephen King, dal quale sono stati tratti molti film bellissimi e alcuni meno belli. Quasi dimenticavo, ovviamente anche H.P. Lovecraft!
D) E il peggiore?
R) Non lo dirò mai, non voglio pestare i piedi a nessuno, vedetela come la mia parte svedese

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