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Intervista - Vincenzo Di Pietro autore de "Il numero di Dio"

Dettagli
Letteratura Horror ha intervistato in esclusiva per voi lo scrittore VIncenzo Di Pietro l'autore del romanzo "Il numero di Dio" (clicca e leggi la news per la trama) n uscita in questo mese di giugno con la Leone Editore
D) Ciao Vincenzo, raccontaci il tuo “Il numero di Dio”. Da dove nasce questa idea?
R) Saluti a voi. Per un lungo arco temporale ho annotato una serie di strane coincidenze tra fatti realmente accaduti e riportati dalla stampa nazionale ed estera. Fatti che, se letti singolarmente, sembravano del tutto scollegati. Poi, con molta pazienza, ho provato a collegarli, a metterli in relazione tra loro. Dopo avere intessuto una ragnatela fittissima di intrecci e ricorrenze, ho avuto sul serio paura dei risultati…
D) Che ricerca e documentazione hai svolto per scrivere il tuo romanzo?
R) E’ stato un cammino molto sofferto. Su internet le notizie spesso sono inattendibili, imprecise e rischiano di inquinare il risultato. Ho camminato per Roma per verificare distanze e dimensioni di edifici che sembrano misteriosamente realizzati rispondendo al criterio della “Sezione Aurea”, la misura armonica ideata da Luca Pacioli che si basa sulla successione del matematico Fibonacci. Poi, gli studi della neuroscienza sulle capacità sopite della mente umana e su stranissime ricorrenze in popolazioni di gemelli nel cui DNA è stato rintracciato un particolare il gene capace, secondo alcune ricerche, di interferire con la “spiritualità” e con la fede. E, infine, gli ultimi risultati della fisica quantistica sul Bosone di Higgs, la “particella di dio”…
D) “Il numero di Dio” è un romanzo thriller-storico. Come mai hai scelto di cimentarti in questo genere?
R) Si tratta di una storia “fuori schema” rispetto alle mie precedenti. Eppure, il mio primo romanzo, che ormai risale alla notte dei tempi, fu proprio un giallo, anche quello molto articolato. Nel caso de Il numero di Dio ho trovato delle formidabili “coincidenze” tra il ritrovamento del cosiddetto Vangelo di Tommaso, il contenuto del Vangelo canonico di Luca e, ripeto, incredibili ricorrenze nella realtà.
Questo insieme di elementi mi ha permesso di formulare, nel contesto di una storia romanzata, una teoria insidiosa e inquietante circa il “luogo” ove cercare Dio…
D) Come è stato lavorare con la Leone Editore?
R) Lavorare con Leone è sempre stimolante perché ci si confronta con dei professionisti. La cura dell’editing, l’analisi della storia e l’impostazione dei contenuti è quasi una sfida quotidiana con la casa editrice. Si tratta di una singolare situazione in cui sono loro che frustano la schiena dell’autore, curando dettagli che, spesso, a quest’ultimo sfuggono. Per me, approdare a Leone Editore, ha rappresentato un traguardo che, ogni giorno, rappresenta un nuovo punto di partenza, nuovi stimoli e, soprattutto, nuove cose da imparare.
D) Chi è il tuo maestro?
R) La domanda più difficile del mondo. Sono del parere che scrivere non possa prescindere dal leggere. Si può avere un focolaio che brucia nel cuore ma occorrono moltissime buone letture per acquisire in osmosi le tecniche narrative, gli stili e la capacità di strutturare un’idea di base. Perciò i miei autori “di genere”, coloro che si sono dedicati al giallo, all’horror e alla fantascienza, non possono che essere Stephen King, Agatha Christie, Michael Crichton e Franz Schätzing. In tema di narrativa introspettiva o minimalista, mi piace citare Brett Easton Ellis, i romanzi di Vasco Pratolini e dei contemporanei Marco Mancassola (a mio giudizio la migliore voce della letteratura nazionale “giovane”) e Andrea De Carlo.
D) Quale il tuo esempio da seguire?
R) Quello di chiunque pensi di avere qualcosa da dire. Poi, mettersi sotto a lavorare perché non credo all’immagine stereotipata di coloro che prendono la penna solo quando arriva l’ispirazione davanti a una tazza fumante di caffè. L’idea iniziale nasce improvvisamente da un sogno, da una canzone, da una lettura. Poi, però, la gestazione è lunga, dolorosa, faticosa.
D) Come hai iniziato la tua carriera letteraria?
R) Ho scritto il mio primo romanzo a quattordici anni, a mano, con una penna a sfera blu. Poi, un editore mi ha detto che avrei dovuto ribatterlo a macchina (sì, non era tempo di Wordscritti) e così ho fatto. Quando quella storia è stata stampata in poche copie e recapitata in altrettante piccole librerie della mia città mi sono ubriacato con uno spumante che sapeva di tachipirina. Credo sia stato il momento più emozionante della mia storia di scrittore.
D) Qual è il tuo sogno nel cassetto?
R) Sogni ne ho moltissimi. Attualmente aspetto di verificare l’impatto sul pubblico de Il numero di Dio, perché mi piacerebbe fosse la prima storia di una cosiddetta “trilogia del divino”. Ho già materiale per altri due appuntamenti che vedono protagonista la matematica Loredana Toscano, l’eroina di questa mini saga, sempre impegnata a risolvere enigmi grazie alla sua brillante mente.
D) Chi è Vincenzo di Pietro?
R) Uno come tanti. “Storia” e “autore” sono soggetti diversi. Ho conosciuto qualche scrittore le cui storie adoravo e poi mi sono accorto di quanto ne detestassi il carattere e il modo di confrontarsi con il pubblico. Per quanto mi riguarda, sono un vecchio ragazzo di trentanove anni che ancora si diverte a costruire torri e castelli con il suo bambino di sette anni, a raccontargli in anticipo la trama dei miei romanzi e a ricevere il più spassionato, spesso sintetico e distruttivo giudizio.


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