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Approfondimento - "Lo zombi tra horror e fantascienza" di Giuseppe Novellino

Dettagli

Oggi Letteratura Horror propone un approfondimento di Giuseppe Novellino dal titolo "Lo zombi tra horror e fantascienza", un minisaggio sulla figura e l'essenza dello zombie e sull'appartenenza di questa figura a una cultura horror o fantascientifica con la presentazione delle due scuole di pensiero e un occhio di riguardo sulle teorie dello scrittore Max Brooks.
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Il tema dello zombie interessa l’horror o la fantascienza?

 La domanda può sembrare oziosa, in un momento, come quello attuale, in cui si parla di contaminazione dei generi. Eppure possiamo provare a formularla, se non altro per fare un po’ di chiarezza a favore di chi, come il sottoscritto, crede ancora in una certa identità delle forme narrative.

Se noi ci affidiamo a un vecchio schema, possiamo credere che il morto vivente sia un personaggio tipico dell’horror.

A volte ritornano” scriveva Stephen King. Sì, abbiamo una gran quantità di invenzioni letterarie basate sull’idea che il defunto possa uscire dalla tomba, facendo apparire prima una mano, poi il resto d’un corpo in un più o meno avanzato stato di putrefazione, e quindi mettersi a camminare in cerca di qualcosa che gli dia pace. E questo qualcosa, di solito, è carne umana fresca e palpitante, sangue rosso e vivo. Il cadavere si è animato a causa di una magia, di una maledizione, di un rito satanico, ma anche per qualche fattore inspiegabile. In tal caso basta l’orrore in sé e per sé, senza fronzoli o inutili giustificazioni.

NELLA CULUTRA WOODO - Lo zombie più famoso è quello dei Caraibi, legato ai riti woodo. Il tizio, insomma, viene sottoposto a maleficio e messo in stato di morte apparente; poi, con il tempo, si rianima ed esce dall’avello tutto incazzato e assetato di vendetta.

Ma esiste anche un’altra teoria, legata all’idea raccapricciante e paurosa dei morti che camminano. È quella del virus. Qui non ci troviamo più propriamente nel campo dell’horror di natura soprannaturale.

IL SOLANUM - Maximilian Brooks (vedi scheda in calce, ndc)chiama questo microrganismo patogeno “solanum”. Il globo terracqueo lo ospiterebbe come tanti altri microbi, più o meno dannosi. Quindi si tratta di una malattia. Porta la vittima a morte sicura e poi agisce sul cadavere, rianimandolo e trasformandolo in un orrendo mostro, tanto ottuso quanto insidioso, e naturalmente con una fame arretrata di carne fresca.

Come la maggior parte dei morbi si può diffondere. Di focolai sporadici, sostiene Brooks, si hanno notizie (tutte documentate, ma nessuna provata in modo inconfutabile) nel corso della storia. Potrebbe scatenarsi, da un momento all’altro, una vera epidemia… e forse una catastrofica pandemia. Altro che aviaria o mucca pazza!

Questi sono i toni usati da Brooks, ma insieme a lui anche molti registi cinematografici, a partire dal buon vecchio George Romero. Lo scrittore newyorkese, con un’invenzione narrativa davvero geniale, parla degli zombi come di un pericolo biologico, reale e potenzialmente distruttivo per la vita umana sul nostro pianeta. Ecco, secondo me, non fa altro che trasferire il mito degli zombie dall’ambito della credenza soprannaturale e orrorifica a quello dell’incubo fantascientifico.

Leggere per credere.

LA LETTERATURA DI BROOKS - Vi consiglio i due libri che sono i capolavori di questo eccentrico autore: “World War Z – La guerra mondiale degli zombie” e “Manuale per sopravvivere agli zombie”.

WORLD WAR Z - Nel primo si racconta di come il modo sia miracolosamente sopravvissuto a una pandemia di solanum. In forma di narrativa non tradizionale, si fa il resoconto di quanto accaduto. Si intervistano i sopravvissuti, si analizzano le circostanze, si indagano le cause del disastro e si tirano le somme. Un intero mondo è andato in tilt, ma si è miracolosamente salvato. Ciò che si temeva è accaduto e ora l’umanità (quel che ne è rimasto) deve leccarsi le ferite. Ma se leggiamo bene questa vicenda, scopriamo che il fattore destabilizzante dell’umanità forse non sono gli zombie, ma l’umanità stessa con tutte le sue realizzazioni abnormi e tutto il suo apparato fragilissimo.

MANUALE PER SOPRAVVIVERRE AGLI ZOMBIE - Nel secondo libro, “Manuale per sopravvivere agli zombie”,il 40enne scrittore statunitense si cimenta addirittura con una serie di consigli e accorgimenti per far fronte al pericolo “reale” e incombente rappresentato dai morti viventi. Si tratta di un vero e proprio manuale di sopravvivenza, dove si suggeriscono i metodi più efficaci per difendersi, riammazzare i cadaveri ambulanti, organizzarsi in comunità alternative… insomma tutto ciò che serve per rimanere in vita nel caso si verificasse un’epidemia, o una pandemia di “solanum”.

CONCLUSIONI - Queste due opere, secondo me, fanno uscire lo zombi dalla scena horror fatta di tombe e cimiteri, proiettandolo su un piano dove catastrofismo fantastico e scienza si uniscono sotto una spruzzatina di horror.

E rimane intatta, anzi, viene esaltata più che mai l’idea che lo zombie abbia un significato metaforico: rappresenterebbe l’homo consumisticus, senza principi e senza cervello, capace solo di auto distruggersi fagocitando il mondo che lo ospita.

 

MAXIMILIAN BROOKS - è uno scrittore, sceneggiatore e attore statunitense di orgini italo-americane. È figlio d'arte del regista Mel Brooks e dell'attrice e regista Anne Bancroft. Dal 2001 al 2003 è stato uno degli autori del programma di grande successo per la tv statunitense, il Saturday Night Live, vincendo nel un Emmy Awards come miglior autore di testi nel 2002. Le sue pubblicazioni horror sono Manuale per sopravvivere agli zombi (2006), pubblicato in Itaia con Einaudi, World War Z. La guerra mondiale degli zombi (2006) e Zombie Story e altri racconti (2011), entrambi pubblicati con Cooper.

Di Giuseppe Novellino leggi anche i racconti brevi:
Il pozzo
Il Divoratore di Carne
L'Amica

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