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Recensioni - “Buon sangue non mente” di Andrea Biscaro

Dettagli

“Buon sangue non mente” di Andrea Biscaro è il nuovo racconto horror recensito oggi da Letteratura Horror. Clicca qui e leggi trama e note sull'autore
Sulla scia della moda per l’archetipo zombie, Andrea Biscaro con Buon sangue non mente propone un’originale punto di vista, che sfrutta il morto vivente come puro pretesto ideale, nell’intento di raccontare la degradante situazione della società classista dei nostri tempi.
La Cittadella, chiusa in una vera e propria cupola di cristallo, è il simbolo di quella casta elitaria, metafora di un sistema che relega il povero all’esterno, lasciato in balia di fame e miseria, incarnate efficacemente in questa storia nella figura dello zombie.


L’incantevole protagonista è di una sublime bellezza e spietatezza, forgiata dal gravoso vivere quotidiano. Una figura rivoluzionaria che tenterà di stravolgere un sistema ormai giunto all’apice della sua depravazione.
Con questo racconto, Biscaro stravolge quindi i codici di genere, facendo risultare l’uomo il vero mostro da annientare, su uno sfondo post-apocalittico in cui lo zombie assurge a pura funzione metaforica, riflesso e frutto della perversione umana.
La realtà futuribile in cui il lettore è coinvolto è quella di un regresso, in cui anche il più insignificante elemento della vita quotidiana borghese è concepito come un lusso da fantascienza. Nonostante i chiari rimandi alla serie The Walking Dead, Biscaro non scade mai nella banalizzazione, ma dota di una nuova veste un tema oggi fin troppo abusato.
Ma elogiabile è indubbiamente anche lo stile narrativo. Una tecnica del racconto che, con frequenti interpellazioni al lettore, ci coinvolge e ci fa vivere la missione della misteriosa bomba sexy come una vera e propria crociata contro il sistema elitistico. Un incipit in medias res da cui si districano le vicende in un lungo flashback, fino al ritorno circolare con tanto di rivelazione a sorpresa.
Un’intelligente metafora della cannibalizzazione borghese a discapito del proletario, infarcita di un forte gusto orrorifico. Da leggere assolutamente, per constatare come un tema ritrito, nelle giuste mani, può ancora assumere nuovi significati.


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