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Recensioni - “L’Estate Segreta di Babe Hardy” di Fabio Lastrucci

Dettagli

“L’estate segreta di Babe Hardy” di Fabio Lastrucci (Dunwich Edizioni) è il nuovo horror-black commedy recensito oggi da LetteraturaHorror.it. Clicca qui e leggi la trama e le note sull'autore
È proprio il caso di partire giudicando il libro dalla copertina. Perché la Dunwich Edizioni (come sovente) correda questo brillante e originale horror umoristico di un’eccellente e azzeccatissima immagine, da cui già traspare quel black humor di matrice hitchcockiana, con richiami all’insolito punto macchina adottato dal re del brivido per La congiura degli innocenti: due piedoni in primo piano e le comiche e orride maschere del noto duo Lauren & Hardy a stagliarsi in un milieu cimiteriale.

Un’immagine che apre a grandi suggestioni e promesse, che l’estro e l’abilità di Lastrucci non contraddice di certo.
La simpatizzazione con i personaggi del racconto trova facile soluzione, grazie allo strategico ricorso a personaggi già noti e amati dal pubblico, entrati di prepotenza nell’immaginario collettivo. Un immaginario che in queste pagine verrà puntualmente stravolto. Demonizzato.
Un contagio diabolico tra le star del cinema anni ’30, in cui ci si può leggere una metaforica vampirizzazione dell’industria cinematografica hollywoodiana, fino allo stravolgimento e all’incontro con un vampiro ancor più tremendo. Ma quella di Lastrucci è soprattutto una narrazione che avvolge il lettore in una patina evocativa, come proiettato in quel passato, in quel mondo invisibile dietro la superficie di celluloide. È l’infrazione dei confini dello schermo, figure rese ordinarie attraverso l’insolito, umane attraverso il disumano, strappate dalla loro dimensione di origine per diventare i personaggi di un romanzo sui generis di indubbia genialità.
L’estate segreta di Babe Hardy è una storia fatta di illusioni, in costante bilico tra realtà e finzione, tra le luci e le ombre sullo schermo e quelle che popolano il mondo reale. E se nella storia del cinema fu proprio Oliver ”Babe” Hardy ad infrangere la proverbiale quarta parete interpellando lo spettatore con il suo caratteristico sguardo in macchina, la decisione di adottare proprio l’esilarante duo comico non giunge affatto casuale. Fu la prima apertura al pubblico alla possibilità di interazione e ammiccamento con i propri idoli dello schermo. Non più star eteree quindi, ma personaggi familiari che qui trovano un’ulteriore nuova veste.
Impossibile non avvertire il forte legame col cinema, che si intensifica nella contestuale struttura del romanzo, in una cura che si potrebbe definire anche registica oltre che letteraria, con l’adozione di una divisione in scene, montaggio incrociato, flashback che si muovono da dissolvenze, variazione di punti di vista, sequenze che partono dai dettagli per allargarsi ai totali.
Si dice che ormai, nell’epoca del postmoderno, il cinema sia ovunque tranne che al cinema stesso, invadendo ed influenzando la pubblicità, la musica, i videogiochi e la letteratura. Scovare una nuova voce nel panorama letterario equivale quindi a scoprire spesso un nuovo autore in cui stile e tematiche sembrano essere maturate anche e soprattutto da influenze cinematografiche. Ed ecco che nell’eclettica penna di Lastrucci cartaceo e celluloide si fondono, dando vita ad una nuova dimensione, germogliata da un immaginario letteral-cinematografico.
Una lettura obbligata. Troppo divertente per lasciarsela sfuggire.



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