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Recensioni - “La polvere del tempo” di Daniele Picciuti

Dettagli

“La polvere del tempo” di Daniele Picciuti (La Mela Avvelenata) è l'ebook distopico recensito oggi da LetteraturaHorror.it
È nuovamente un’impronta ecologista che Daniele Picciuti imprime nelle tematiche di questo racconto. Un racconto arricchito da una forza propulsiva dal valore profetico, più che metaforico: la polvere nociva che affligge la realtà distopica, la Nuova Roma di queste pagine, è infatti il residuo di secoli di inquinamento e dispersione di scorie chimiche.

Frutto perverso e maledizione eterna generata dal Grande Disastro.
Picciuti ci presenta ancora una volta uno scenario futuribile, che si riallaccia fortemente ad un tipo di fantascienza ambientalista comparabile ai lavori di Frank P. Herbert e il suo ciclo di Dune.
Ma questo futuro da incubo si popola anche di creature innaturali, create dal perverso abuso della natura da parte dell’uomo. Sono i Predatori, ibridi incarnanti una punizione fatale che assume i toni di una vera e propria hybris da tragedia greca.
Simbologie e rimandi intertestuali concorrono nel rendere la storia densa ed intensa nonostante la sua brevità.
Ed ecco che l’elemento dell’acqua giunge nella sua essenza primordiale. Simbolo del ritorno all’origine. La solitaria e coraggiosa Lorenza sarà come spinta da un impulso atavico, verso il ricongiungimento con l’elemento primigenio. Un distacco da quella civiltà giunta all’apice del suo degrado. Un ritorno all’utero, rappresentato idealmente e duplicemente dal mare (elemento d’origine delle cellule animali) e dalla presenza/assenza della figura materna, spesso invocata dalla nostalgica memoria della protagonista. Mentre il cane, dal nome Roma, assurge a simbolo di nuova speranza. Gli ultimi scampoli di umanità sembrano sopravvivere ancora in questa unione disinteressata. L’amore sembra non aver perso del tutto senso quindi, e il tragitto verso il mare si carica di un valore sacro, via per il ricongiungimento alla propria anima, data per spacciata tra le rovine della Nuova Roma.
Speranza e nuova armonia col sacro, seppur ambiguo nella sua essenza artificiale. È la rinascita, il ricongiungimento tra l’Uomo e il Dio, tra terreno e sovrannaturale, contro l’artificialità imperante, corruttrice e disumanizzante.
Un finale poetico, che si radica alla tradizione del mito. Una cosmogonia moderna che prende corpo da un microuniverso per poi compiersi in salvifici risvolti globali. È il mito dell’era contemporanea, tra macchine, sostanze tossiche, ibridi innaturali, disumanità e solitudine. Ma a prevalere sarà sempre la speranza, personificata in una figura immancabilmente divina.



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