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Recensioni - “Dalla Terra alla Luna...e Zombie” di Luigi Bonaro

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“Dalla Terra alla Luna...e Zombie” di Luigi Bonaro è il nuovo horror zombie steampunk di Dunwich Edizioni recensito oggi da LetteraturaHorror.it. Clicca e leggi trama e note sull'autore
Prendete lo spirito d’avventura di altri tempi, quello delle spedizioni in luoghi sconosciuti e delle imprese gloriose e impossibili, unite l’inquietudine e il senso di angoscia di romeriana memoria e avrete il romanzo di Luigi Bonaro. La storia non risulterà sconosciuta ai lettori di Jules Verne perché Bonaro ha ripreso uno dei suoi libri più apprezzati, Dalla terra alla luna, e lo ha rivisitato in chiave horror, aggiungendo alla trama le ventate di morte-non morte di cadaveri marcianti come eserciti che portano tra i denti i brandelli di carne di uomini come loro lo erano stati.


La trama è la seguente: un raggio proveniente dalla luna cade violento sula città di Baltimora e trasforma gran parte dei suoi abitanti in creature orribili e assetate di sangue, gli zombie. Inizia una guerra che vede da una parte queste creature mostruose e, dall’altra, i membri del “Comitato del cannone”, il Gunclub, che vogliono difendere la loro città e l’umanità in generale. Il presidente del comitato, Barbicane, propone un’idea sconvolgente ed emozionante per ristabilire l’ordine: lanciare un cannone sulla Luna che colpisca i suoi abitanti, i Luniti, colpevoli del caos che ora regna su Baltimora. L’impresa assume toni ancora più portentosi con l’arrivo del francese Michele Ardan, che propone di dare al proiettile una forma cilindrica così da potervi entrare per azionare egli stesso il cannone contro i nemici. La spedizione punitiva ha, dunque, i suoi tre protagonisti: nel proiettile entreranno Barbicane, Michele Ardan e il capitano Nicholl, accanito avversario e oppositore di Barbicane. L’impresa sarà più che emozionante e val la pena di leggerlo specialmente per le pagine finali, dove si può soddisfare la curiosità di sapere se Bonaro ha dato lo stesso epilogo al libro di Verne o gli ha conferito nuovi risvolti. È, ad ogni modo, un finale portentoso, che racchiude tutta la solennità di un’impresa gloriosa che rimarrà fissata nelle storie dei personaggi ma anche nell’immaginario del lettore sensibile e attento. Bonaro sfrutta al massimo tutte le possibilità del racconto fantascientifico e fantastico; la sua scrittura è pulita, precisa come è preciso un chimico nel suo laboratorio: analizza e scandaglia tutti gli elementi che ha a disposizione, gli assegna il posto più appropriato e ne valorizza ogni aspetto. Caratterizza, inoltre, ogni personaggio secondo il ruolo che ha nella storia: Barbicane, fiero e valoroso, Michele Ardan, estroso e geniale, Nicholl, duro ma nobile; personaggi molto diversi tra loro ma tutti necessari alla missione e che, addirittura, rafforzano con le loro caratteristiche quelle degli altri.
Anche l’invasione degli zombie è descritta in modo originale e l’orrore viene narrato con toni quasi picareschi. Le raccapriccianti scene dell’avanzata degli zombie, che si trascinano smembrati sulle strade con suoni gutturali di morte, mantengono, ugualmente, quella carica di tensione e angoscia che ricorda il famoso film di Romero datato 1968, in cui il ritmo era lento, non c’erano colpi di scena che facessero raggelare, ma l’angoscia ti entrava nella pelle.
Bisogna leggere il romanzo con lo stesso spirito del suo autore che, nella Nota dell’autore, ha dichiarato di aver scritto da “piccolo lettore” amante della fantascienza; Bonaro ci ha regalato un biglietto per un viaggio avventuroso ed emozionante, che ci stuzzichi e coinvolga e ci faccia sentire parte di quell’avventura.

Martina Testa

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