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Recensioni - "Il Golem" di Gustav Meyrink

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"Il Golem" di Gustav Meyrink è il romanzo horror recensito oggi da LetteraturaHorror.it nella nuova versione di Tre Editori. Leggi trama e note sull'autore
Sulla stele della tomba di Gustav Meyrink (1868-1932) a Starnberg, in Baviera, é incisa una parola sola: VIVO. Una parola che racchiude il significato intero dell'insegnamento magico tramandato da questo misterioso scrittore nato a Vienna, divenuto cittadino tedesco ma davvero a suo agio soltanto a Praga. Una sapienza arcana, quella di Meyrink, che lo porto' , come ebbe a testimoniare la moglie, ad abbandonare volontariamente il proprio corpo grazie al Mahasamadhi, la Grande Illuminazione che solo i veri maestri yogi riescono a conseguire; e che consente loro, quando lo desiderino, di tornare nel mondo.


E questo potere Meyrink lo trasmise anche al suo personaggio letterario più famoso, Il Golem che compie ora cento anni. Un anniversario per lo più ignorato anche se il romanzo rappresenta un punto di riferimento imprescindibile sia per la letteratura gotica che per la tradizione esoterica. Malgrado l'oblio ufficiale, Il Golem resta tuttavia ben 'vivo', come voluto da Meyrink, tanto dall'avere ispirato una nuova traduzione, attenta soprattutto al senso esoterico del leggendario romanzo , e corredata, per la prima volta, da un'introduzione e un apparato di note che squarciano il velo sui misteri di uno dei capolavori dell'occulto.
Il Golem, il 'Nuovo Adamo' creato secoli dalla magia di un rabbino rinascimentale, venne reso celebre dal romanzo di Meyrink che, apparso in libreria nel 1915, vendette più di 200.000 copie e ispirò numerose altre opere nochè alcuni film trasformandosi nel simbolo dell'anelito dell'apoteosi Uomo-Dio.
Quella del Golem è una delle più antiche leggende praghesi tramandata sino a noi: plasmato nell'argilla dalle arti del grande rabbino cabalista Judah Loew (1520-1609) per difendere il Ghetto di Praga, l'essere artificiale volle sfuggire al controllo del suo creatore costringendo quest'ultimo a ricondurlo allo stato di materia inerte. Loew ne nascose i resti nella soffitta della Sinagoga Vecchia-Nuova di Praga, la più antica d'Europa, dove, secondo la tradizione, ancora si trovano.
"La creazione é l'atto più grande cui possa aspirare un mago perché lo pone sullo stesso piano di Dio. Soffiare la vita nella materia per creare un Golem é dunque una sfida arcana e immensa degna solo dei più grandi cabalisti", scrive A.M. Baiocco nell'introduzione al romanzo di Meyrink pubblicato da Tre Editori, ricordandoci che Il Golem non é una semplice leggenda, ma scaturisce da uno dei più antichi testi cabalistici, il Sefer Yetsirah (Libro della Creazione) che racchiude rituali magici per animare la materia attraverso l'uso delle lettere dell'alfabeto ebraico e del nome segreto di Dio. Meyrink si ispiro' a questa tradizione per resuscitare il 'mostro' la cui riapparizione, in un'inimitabile atmosfera di mistero gotico lodata sia da Kafka che da Lovecraft, avviene, nel racconto, in seguito allo scambio di un cappello nel duomo di Praga. Un evento casuale, che frattura pero' la sottile barriera fra il mondo reale e quello oscuro dei sogni, solo apparentemente remoto e che invece rischia continuamente di sommergerci.
Meyrink, profondamente dedito alla ricerca magico-cabalistica e alla pratica dello yoga, fa de Il Golem il punto di partenza di un percorso di illuminazione articolato sulla divulgazione letteraria di complessi temi esoterici. L'Homunculus ricompare, apprendiamo nel romanzo, ogni 33 anni : una ciclica presenza che serve a consentire la congiunzione fra Io e Sè, tra vita e inconscio, fra polarità e Unità. Lo Yoga significa appunto Unità, raggiungibile concretamente in questa vita, ci dicono gli antichi maestri cui fa eco Meyrink. Una via che egli continuo' a indicarci negli altri suoi romanzi , dal 'Domenicano bianco' a 'L'Angelo della finestra d'occidente' (ispirato alla vita del mago elisabettiano John Dee) e che culminerà nella morte volontaria e iniziatica dell'Autore sulle rive del lago Starnberg. Una morte che profetizzava un ritorno.



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