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Recensioni - "Malarazza" di Samuel Marolla

Dettagli
Ecco a voi la recensione del romanzo "Malarazza" scritto da Samuel Marolla ed edito con la Mondadori per la collana Epix.
Con questo termine, vagamente dantesco, si vuole indicare quella genìa maledetta che si fa portavoce dell’oscuro signore delle tenebre. Essa è molteplice, proviene da un mondo perduto e si affaccia su questo nostro, sempre in bilico tra amore e perdizione.
Chi sono i suoi componenti? Terribili fantasmi, minacciose presenze distruttrici, a volte uomini in carne e ossa che hanno venduto la loro anima, attratti da un mistero blasfemo e corruttore. E cercano le loro vittime, quando queste, incautamente, mettono piede nel luogo maledetto. Qui le forze del male stanno in agguato, il più delle volte sotto mentite spoglie, addirittura accattivanti e rassicuranti, come quelle di due bambine dai capelli biondi, oppure della vecchietta che offre biscotti deliziosi e tè profumatissimo (almeno in apparenza).
I terribili incontri, descritti e narrati in queste storie, non avvengono in siti spettrali o gotici. Non ci sono castelli abbandonati, cripte oscure o foreste incantate. Nulla di questa convenzionalità topica, che comunque non è mai desueta in letteratura; bensì ci ritroviamo in una Milano riconoscibilissima, tra vecchio e nuovo, per lo più ritratta in atmosfere snervanti di caldo agostano. Nei suoi meandri, che sono case di ringhiera, anonimi bar o vie frequentate, avviene l’impossibile: quel maledetto straripamento del livido fiume infernale. Solo una di queste narrazioni si svolge altrove, in una Valtellina improbabile e di maniera (parlo con autorevolezza, essendo io un valtellinese), tra boschi cupi, sotto acqua a catinelle, durante i giorni tragici dell’alluvione del 1987. La paura è comunque assicurata, proprio a causa di questa commistione di reale e di irreale, di rassicurante quotidianità e di irrimediabile perversione.
Si tratta di tredici racconti maledetti, mozzafiato, che non aggiungono nulla di nuovo al variegato mondo dell’horror. Tuttavia mantengono le loro promesse. Paura sperimentata, ma puntuale e sempre efficace. Alcune narrazioni riecheggiano le atmosfere di Stephen King, altre fanno l’occhiolino al cinema horror contemporaneo. Ma sono tutte accomunate da uno stile incisivo e molto curato, il quale presenta forse la vera novità di questo libro. L’autore, infatti, riesce a fare vivere una Milano popolare con i sui vizi e le sue virtù, con il passato che non vuole morire e una modernità che non sempre si amalgama con il vecchio.
Indimenticabili sono certi personaggi con la loro milanesità malata, ma assai probabile. Senza parlare degli angoli, delle vie, così come le vediamo, ma anche degli incredibili scenari sui quali irrompe il mistero.
Buona paura a tutti!

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