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Racconto: "Bizango" di Darkum Neik

Dettagli
Letteratura Horror propone un racconto scritto da Darkum Neik. Il racconto si intitola “Bizango” e sarà possibile leggerne un'anteprima qui sotto e, poi, scaricarlo gratuitamente in formato epubpdf. Inoltre, previa registrazione e login al sito (o (e sei già registrato solo login), sarà possibile votarlo e commentarlo.
 

BIZANGO

Piovve
Piovve talmente tanto che il cielo fu coperto da una nube omogenea, e fuori città incombevano sinistri uragani che sguarnirono i tetti, sfondando le pareti di legno, sradicando le colture dei vecchi contadini. Almeno così era la situazione, un paio d’ore fa, prima del tramonto, quando riuscì a vendere quelle dozzina di casupole di legno marcio.


L’eredità.
Solo a pensare quanto abbiano sgobbato i miei cari per costruire quello che poco fa cedetti per una ridicola cifra a un produttore cinematografico. Rideva il bastardo, desideroso di vedere coi propri occhi le case distrutte dalla pioggia. Considerato lo stato di quelle abitazioni, direi proprio che sarebbe stato questione di minuti. Quel legno cigolante e zeppo di tarme, marcio, sottile come una cartilagine artritica, non avrebbe resistito molto.
Chissà quale film ci vuole girare quel folle ?
Riesco ancora a vedere la sua faccia, come quando non si tratteneva dalla gioia.
Se avesse voluto fare un horror gli avrei consigliato il piccolo casale rosso. L’ultima volta che lo controllai trovai le porte aperte, senza più lucchetti. C’erano moccoli di candele, inquietanti disegni esoterici e credo un fegato animale… spero fosse animale.
Chissà che c’avevano fatto ?
Appena smisi di ricordare riuscii a stare un po’ meglio, mi sentii leggero, il senso di torpore che mi aveva leggermente ottenebrato la vista se andò via. Uscii dal lercio bagno e mi sedetti su uno sgabello. Il barista si avvicinò.
« Salve »
Mi disse.
Certamente non è mia usuale recarmi in un locale è andare in bagno senza aver consumato qualcosa. Ma di bere non mi andava proprio. Risposi al saluto e ordinai un whiskey, per pura forza d’abitudine, dovuto alle mie braccia poggiate sul bancone, quasi un richiamo subliminale. Alcuni posti sono arredati in maniera da farti venire la voglia di bere.
Non feci nemmeno in tempo a bagnarmi le labbra che vidi qualcosa di strano. Un nero ciondolava verso me. A giudicare dalle facce della clientela sembrava un fantasma, il fantasma di un tossico. Ma non lo era. Ero sicuro che non lo era, i suoi occhi erano sgranati, più che altro terrorizzati. 
Mi si mise affianco, abbassò la testa osservando il pavimento. Il barista lo chiamò varie volte, niente, era assente, su un altro mondo. Solo quando ingollai un misero goccio, si voltò scrutandomi. 
«Bizango». [continua a leggere scaricando il racconto in formato ePub e pdf]


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