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Racconto: "Freud" di Giuseppe Costantino Budetta

Dettagli

Letteratura Horror propone un racconto scritto da Giuseppe Costantino Budetta. Il racconto si chiama “Freud” e sarà possibile leggerne un'anteprima qui sotto e, poi, scaricarlo gratuitamente nei formati pdf  ed ePub. Inoltre, previa registrazione e login al sito (se sei già registrato solo login), sarà possibile votarlo e commentarlo.

FREUD

Freud scoprì l’inconscio e la sua dinamica, governata da forti ed oscure pulsioni.

 

Nel maggio del 1914, Sigmund Freud ebbe come paziente la baronessa Margherita von Kerstel, nata a Tharsch, una cittadina ad est di Vienna. La baronessa aveva ventisette anni, portamento regale, viso di una ventenne, molto bella, alta e ben fatta. Pelle chiara, liscia, due stupendi occhi verde smeraldo e pettinatura vaporosa coi capelli corvini, chiusi da una cloche aderente sulla testa ad incorniciarle il volto. Nata a Praga da una famiglia di banchieri internazionali e di mercanti, era stata allevata in un palazzo grande come un intero isolato. Aveva sposato il barone Erwin von Kerstel, facoltoso console generale che prestava servizio al ministero degli Esteri. Il matrimonio era stato celebrato nella Votivkirche, disegnata e costruita dal padre dello sposo, Heinrich von Kerstel, uno dei più eminenti architetti della capitale.

Freud sapeva che tra la baronessa ed il marito non c’erano problemi di coppia. Sposati da sei anni senza prole, continuavano a volersi molto bene. Lo studio medico di Freud era nella parte media della ripida strada di Berggasse, più giù del laboratorio del prof. Brücke, un suo vecchio amico. La baronessa era arrivata in carrozza. Vestiva un abito di velluto in due pezzi. Corpino e gonna in velluto di seta viola. Il busto, come la moda imponeva, le spingeva in fuori il pingue seno, le irrigidiva la schiena, conferendole slancio ed alterigia. Impressione accresciuta dai lunghi colletti steccati che raggiungevano il sotto mento, costringendo a mantenere la testa ben eretta. Tra corpino e gonna, una cintura azzurra assecondava la forma del corpino, abbassandosi sul davanti. Lunghe frange merlettate, bianche e color pastello partivano dalle spalle, scendendo a V sul petto, verso la cintura. Freud la fece accomodare sulla poltrona di fronte alla finestra e di lato alla massiccia scrivania di noce. Era la poltrona in pelle riservata agli ospiti importanti. L’aveva fatta portare apposta dall’appartamento al primo piano dove abitava con la famiglia. Il suo studio era invece al pian terreno dello stesso stabile, lungo la Berggasse. [continua a leggere scaricando il racconto in formato ePub o pdf]


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