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Racconto: La Domenica Horror - Regalo di Natale di Mauro Falchetti

Dettagli

LetteraturaHorror.it propone per la nuova rubrica "La Domenica Horror" un racconto scritto da  Mauro Falchetti . Il racconto horror si intitola “Regalo di Natale” ed è risultato il vincitore del contest Un Natale Horror 2018. Previa registrazione e login al sito (o sei già registrato solo login), sarà possibile votarlo e commentarlo.

Se vuoi pubblicare anche tu un racconto nella nostra speciale rubrica La Domenica Horror scrivici a 
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REGALO DI NATALE

Nel rifugio per senza fissa dimora di Green Road, non c’era molta scelta: o gli anziani catatonici o quei due balordi, Gary e Mark; ed Hanna aveva bisogno di loro. Si lasciò avvicinare e raccontò la sua storia, con il dolore dentro di sé ed il sorriso fuori.


- Iniziò tutto sei anni fa. Eravamo in una baita in montagna. Io, mia madre e Kat, la piccola di casa. Per vivere meglio lo spirito natalizio, ci disse mamma, ma … sembrava volesse fuggire da qualcosa, in quel periodo. Da una presenza. Era bellissima: un’attrice in ascesa, ai suoi tempi. Con un’aura regale e due occhi grigi, argentei, magnetici, impreziositi da una macchiolina dorata nell’iride destra. Poi … poi ebbe me. L’amore per mio padre e la famiglia le fece mettere da parte la carriera. Anni dopo nacque Kat. Eravamo felici, ma mio padre morì in un cazzo di incidente. Non fu semplice.
- Che storia! Senti, la mammina è ancora in lutto o …?
- Fatemi finire. Comunque, mamma teneva solo a noi; a noi ed alla sua bellezza, a cui non aveva mai rinunciato. Soldi non ce n’erano, e mi stupì che quel Natale affittò la baita. Giocavamo con Kat: Babbo Natale sta arrivando, lo sentiamo! E Babbo Natale arrivò sul serio. Qualcuno bussò davvero, alla porta. Mi madre andò a vedere. Accadde tutto in pochi istanti. Sentii la porta cedere, poi grida maschili, animalesche. Mia madre urlò. Ricordo solo una palla di fuoco arrivare verso il divano. Sopravvissi solo io a quell’incendio.
- Cazzo, ragazzina!
- Ero ferita, fumo e fiamme. Poi lo vidi, per un istante. Un essere dal viso nero come il carbone. Mi sembrò indossasse qualcosa di rosso e bianco. Come un vestito da babbo Natale. Svenni. La polizia trovò solo due mucchi di cenere: mia madre e Kat. Dissero che fu usato un lanciafiamme, parlarono di uno stalker di mamma. Nessuno mi credette quando dissi di quell’essere dal volto nero. Era stato lui, umano o non. Ed è ancora su quelle montagne, per me. Negli ultimi sei anni ho girato mille famiglie. Pochi giorni fa ho compiuto i diciotto, e non sono più un problema dello stato. Ed eccomi al rifugio dei barboni.

Mark e Gary erano i perfetti idioti. Ci aveva messo un attimo, Hanna, a farsi portare su quelle montagne promettendogli un mare di soldi … che in realtà non aveva. Da sei anni le importava solo tornare lassù, per trovare quel mostro e fotterlo. Ecco, erano arrivati. I ruderi della baita non erano mai stati rimossi, e si intuivano ancora, sotto la neve. Lei … un colpo secco le fece perdere i sensi.
- Dacci i soldi! Dacci tutto subito! – rinvenne che Mark le urlava contro, mentre Gary l’aveva già spogliata, e la teneva. Mark la prendeva a calci. La neve e le botte bruciavano, sulla pelle.
- Guarda che schifo di ustioni, che hai! Però … però sotto siete tutte uguali – Mark cambiò espressione e iniziò a slacciarsi i pantaloni, ghignando – Se non hai i soldi, allora … - Un’ascia apparve dentro al cranio di Mark. Un piccolo zampillo, storse gli occhi e rovinò a terra. Dietro di lui, l’uomo nero: vestito di pesanti pelli, sopra a cenci rossi e bianchi. Gary imprecò e mise mano al coltello. Era bravo, ma l’essere si muoveva come un puma, sibilando ferino. Dopo un affondo andato a vuoto Gary perse l’equilibrio e la creatura gli saltò addosso, affondando i denti nel collo del balordo e strappando via brani di carne, fino alla giugulare. Hanna pensò di stare per raggiungere la sua famiglia, ma la creatura si fermò a guardarla. E stavolta la vide per bene, e da vicino. Invece di aggredirla, essa si mise una mano in volto ed indietreggiò, come se avesse paura di essere guardata. Hanna sussultò. Capì tutto. La pelle della creatura era devastata dal fuoco … ma quegli occhi grigi argento, e quella meravigliosa macchiolina dorata nell’iride destra, erano inconfondibili. Fu solo un attimo, poi “l’uomo nero” fuggì ululando sinistramente. Un lamento acuto, come se fosse stato emesso in assenza di lingua. Il buio della foresta ne fece subito sparire la sagoma.
- Grazie … buon Natale, mamma.



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