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Racconto: La Domenica Horror - La casa nella nebbia di Edoardo Santi

Dettagli
Racconto La casa nella nebbia di Edoardo Santi
LetteraturaHorror.it propone per la nuova rubrica "La Domenica Horror" un racconto scritto da Edoardo Santi. Il racconto horror si intitola “La casa nella nebbia” e sarà possibile leggerne un estratto qui sotto e, poi, scaricarlo gratuitamente in formato pdf. Inoltre, previa registrazione e login al sito (o sei già registrato solo login), sarà possibile votarlo e commentarlo.

Se vuoi pubblicare anche tu un racconto nella nostra speciale rubrica La Domenica Horror scrivici a 
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LA CASA NELLA NEBBIA

Si diceva che in quella casa, se ti fermavi più di qualche ora in quella stanza, potevi sentire le urla strazianti dei precedenti proprietari di casa. E vedere i loro volti, che assumevano l'espressione di quando erano morti, le loro pene più nascoste e profonde, riflessi sui vetri. E si diceva inoltre, ma ovviamente erano tutte stupide credenze di paese e chiacchiere senza fondamento alcuno, che, con l'arrivo della prima nebbia che avvolgeva la casa, loro cominciavano a lamentarsi, memori del grande dolore che avevano subito quel giorno.
Credevano tutti che c'era qualcosa di maledetto là dentro, imbottiti di false superstizioni e maldicenze, talmente schiavi di questa leggenda che ad ogni ora del giorno, sia pure di notte o di mattina presto, quando tutti si destavano per andare al lavoro, l'osservavano, rapiti da quelle imposte perennemente chiuse, come soggiogati da qualcosa che andava ben oltre la semplice curiosità. Una "manipolazione mentale", tutti ne erano affascinati, tutti la guardavano con determinazione ostinata, ma nessuno vi si era mai addentrato.
Io la conoscevo bene. Non da lontano, come ne era al corrente la gente, ma da molto vicino. Mi recavo lì ogni domenica ad accudire l'anziana signora che ci viveva, le portavo il pane e il latte, visto che era impossibilitata a muoversi ed era costretta a letto da una brutta malattia che le aveva invalidato gli arti, sia quelli inferiori che quelli superiori.
Anche il marito, nonché proprietario di casa, era nelle stesse condizioni della moglie, con la sola differenza che lui, oltre ad essere infermo e inchiodato al letto, era costretto a nutrirsi attraverso un tubo di plastica attaccato ad una flebo ai piedi del letto.
Entravo e li vedevo lì, privi di qualsiasi tipo di forza, inermi, sdraiati sui loro due letti ciascuno e i figli che sedevano accanto a loro. Erano talmente vecchi, talmente malati, che ogni cosa, anche il più singolo oggetto presente in quella stanza, portava l'odore della putrefazione, del vecchiume.
Quello crudele, malvagio. Quello che, appena aprivi la porta di una stanza chiusa a chiave da tempo, tanto che ogni cosa lì dentro, anche la più piccola ragnatela che si arrampicava nell'angolo del candelabro, prendeva la forma del vecchio, datato luogo di marciume e quell'odore ti investiva bruscamente, con un'ondata tanto violenta da farti girare dall'altra parte per il disgusto.
Ecco, quell'ondata di vecchiume aveva incrinato tutto, anche quella vecchia signora, arrivata alla veneranda età di novantasei anni. [SCARICA IL PDF E CONTINUA A LEGGERE IL RACCONTO]


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