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Racconto: La Domenica Horror - Tracce di buio di Gianantonio Nuvolone

Dettagli
Tracce di buio di Gianantonio Nuvolone
LetteraturaHorror.it propone per la nuova rubrica "La Domenica Horror" un racconto scritto da Gianantonio Nuvolone. Il racconto horror si intitola “Tracce di buio” e sarà possibile leggerne un estratto qui sotto e, poi, scaricarlo gratuitamente in formato pdf. Inoltre, previa registrazione e login al sito (o sei già registrato solo login), sarà possibile votarlo e commentarlo.

Se vuoi pubblicare anche tu un racconto nella nostra speciale rubrica La Domenica Horror scrivici a     Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.  proponendoci il tuo racconto corredato da un'immagine, oggetto della mail dovrà essere "La Domenica Horror". Ogni domenica verrà pubblicato un racconto horror!


TRACCE DI BUIO

Aveva raggiunto la mattina presto in pullman Barnsfield di ottimo umore e lo conservò sino a quando varcò la porta dell’appartamento di Baxter Morris che per Pete era qualcosa di più di un ricettatore e poco meno di una persona della quale ci si poteva fidare.
Era sorta una discussione in merito ad alcuni debiti che Pete avrebbe dovuto regolare per conto di un suo ex socio in affari che molto probabilmente in questo periodo si trovava in un luogo dove le compravendite erano possibili solo durante l’ora d’aria, una faccenda che Pete considerava ormai chiusa o passata ad altri ma che al vecchio e indispettito Baxter – “Sempre impeccabile nel suo consunto gilet di cuoio rimasticato da circa un paio di decenni.”, decretò Pete – stava evidentemente molto a cuore.
Pete per non finire impastoiato in una querelle controproducente accettò infine di accontentarsi di un gruzzolo decurtato di un paio di bigliettoni a pagamento della merce che già da un paio di settimane sostava nel garage di Baxter e che tirata a lucido era già pronta a partire verso il Kansas.
E così alla fine Baxter divenne tutto ciarliero per il tempo di un doppio whisky e cacciò dal taschino uno dei suoi sigari Bubalo come regalo quando i due galantuomini si congedarono.
Lasciò la tana del trafficante con il sole ormai al tramonto che stava per essere inghiottito dalle colline che delimitavano la vallata, un venticello fresco spirava da sud.
Estrasse il sigaro dalla tasca del giubbotto di jeans e lo scagliò tra alcuni elettrodomestici ridotti a rottami arrugginiti abbandonati a bordo della strada.
Poco più in là si apriva un giardinetto pubblico con una fontana in marmo bordata di mucillaggine verdastra e un putto tutto grigio con i tratti del volto inespressivi che faceva i suoi bisognini.
Udì un gracidare, ma non riuscì a scorgere il batrace.
“Ora ci vorrebbe qualcosa da sgranocchiare.”, borbottò tra sé tastandosi il ventre mentre percorreva la via principale della cittadina tra edifici di tre o quattro piani dalle facciate anonime e alcune villette con giardino recintate da cancellate di sbarre acuminate.
Consultò il quadrante dell’orologio del palazzo municipale e si accorse che non avrebbe fatto in tempo a fermarsi all’unico fast-food ancora aperto – che in verità lo aveva sempre colpito per la vetrata e i tavolini più sporchi e logori dello strofinaccio di un lavapiatti –, perciò proseguì, sebbene a andatura moderata, in direzione della stazione delle autocorriere per poter salire sull’ultima corsa serale che lo avrebbe riportato nella sua Cobb City che distava più di centoventi miglia. [SCARICA IL PDF E CONTINUA A LEGGERE IL RACCONTO]



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