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Racconto Breve: "Da sei a otto" di Matteo Pisaneschi

Dettagli
Letteratura Horror propone un racconto breve scritto da  Matteo Pisaneschi. Il racconto si chiama “Da sei a otto” e sarà possibile leggerlo e, previa registrazione e login al sito, votarlo e commentarlo. Inoltre, sarà possibile scaricare“Da sei a otto” in calce al racconto nei formati pdf ed ePub per poterlo leggere anche sul tuo computer ed e-reader. Matteo Pisaneschi è presente con suoi miniracconti, le schegge, nelle antologie "50 Schegge di Terrore 2013" e "Schegge d'amore e terrore 2013". Clicca e leggi il racconto breve

DA SEI A OTTO

Max era in preda a una crisi di nervi. Le tempie pulsavano incessanti, assordando la mente con un martellio sincrono al suo cuore affogato d’adrenalina. Una morsa feroce gli spremeva lo stomaco, facendogli risalire in gola un amaro fiotto di succhi gastrici e dovette sforzarsi per non rigurgitare.
Ai suoi piedi c’era il cadavere di una ragazza sui vent’anni, tagliata in cento e più pezzi, congelati e ordinatamente disposti sul pavimento. Un sottile velo di ghiaccio aveva preservato la bellezza della vita passata e l’ordine di quel macabro mosaico aveva un qualcosa di miracoloso. Una composizione quasi perfetta, se non fosse stato per quell’unica nota stonata sul volto, la vera fonte della sofferenza di Max.
- L’occhio sinistro. – esclamò nervoso – Dove sarà?
Doveva essere rotolato sotto qualche mobile. Aveva cercato ovunque ma non era riuscito a trovarlo.
Quell’ultimo.
Dannato.
Pezzo.
- Alla fine salterà fuori. – si disse per rincuorarsi.
Non aveva tutti i torti: la decomposizione avrebbe presto fatto il suo corso e il puzzo sarebbe stato rivelatore.
- Ma nel frattempo?
C’era solo una cosa da fare. Scese in cantina dove teneva sei capienti congelatori. Li aprì uno a uno, esaminando tutti i sacchi etichettati che vi erano contenuti.
- ...Stan Wober, dieci anni, fatto. Lisa Ann, dodici, fatta. Sandy… uffa! Non ne è rimasto uno!
Sbuffò contrariato. Chiuse con rabbia l’ultimo frigorifero e risalì in cucina dove lo aspettava un’opera incompleta.
Osservò con dispetto quell’orbita vuota, un pozzo nero che lo risucchiò vorticando nel buio e nel freddo, verso quella faccia asimmetrica ma non più immobile. Una strana forza aveva sciolto la morsa del ghiaccio e vinto perfino la morte: quell’occhio solitario ora brillava di vita e le labbra livide sussurravano una gelida vendetta.
- Puoi anche avermi fatto a pezzi - lo canzonò sfrontata - ma non completerai mai il tuo giochino, brutto psicopatico di merda!
Max calciò rabbioso quella testa orba che rotolò lungo la stanza cozzando contro il muro in un tonfo sordo. Poi tornò il silenzio.
- Fanculo! – le urlò poi singhiozzando – Hai rovinato tutto!
Si diresse verso la finestra e si appoggiò rassegnato al vetro.
- Vent’anni! Troppo grande! – si rimproverò – C’è scritto anche sulle scatole come livello di difficoltà!
Un mese di lavoro, compresi i “preparativi”, per un puzzle che non avrebbe mai completato. E ora era lui a pezzi, emotivamente.
- …e senza niente da fare. – piagnucolò.
Disperato guardava fuori dalla finestra quando la vide: una bambina camminava sola e con aria smarrita lungo il marciapiede dal lato opposto della strada. Evidentemente si era persa e non c’era nessuno, solo Max, ad aiutarla in quel vecchio quartiere di periferia.
Povera piccola! Quanti anni avrà avuto?
- Da sei a otto anni. Non di più. – pensò eccitato.
Altro che venti. Doveva ammettere i propri limiti e fare un passo indietro. Non c’era niente di male, no?
- Da sei a otto.
Assaporò le parole: stavolta sarebbe stato sicuramente più facile.

Matteo Pisaneschi

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