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Rubrica - "To splat. Pellicole imbrattate di sangue": "Antropophagus"

Dettagli
Dopo una piccola pausa torna “To splat – Pellicole imbrattate di sangue”, la rubrica a firma dello scrittore e sceneggiatore Ivo Gazzarrini dedicata alle pellicole splatter italiane che hanno segnato la nascita di un genere. Quest'oggi ci parlerà di “Antropophagus” di Joe D'Amato
TRAMA - Julie, una studentessa, si aggrega a un gruppo di turisti per recarsi su un’isola dell’arcipelago greco dove deve incontrare una coppia francese che ha una figlia cieca. Il gruppo è composto da Alan, sua sorella Carol e il suo ragazzo Daniel, Harold e sua moglie Maggie che attende un figlio. Arrivati sull'isola, Maggie si sloga una caviglia scendendo dalla barca così rimane lì insieme a un marinaio greco mentre gli altri accompagnano Julie dalla coppia francese. Il gruppo si accorge che il paese è deserto. Intravedono una donna che li spia attraverso una finestra, entrano nella casa e trovano un cadavere.
La comitiva decide di ritornare al porto ma quando arrivano vedono la barca lontana nel mare e Maggie e il marinaio sono scomparsi.
Decidono di andare a casa dei francesi. Lì trovano la ragazza cieca, Ariette, che sbuca fuori da un baule, completamente inzuppata di sangue e sconvolta. Dice loro che una presenza, che lei sente dall’odore di sangue che emana, ha ucciso i suoi genitori. Il gruppo si divide ancora a causa di varie vicissitudini che si susseguono e il mostro, assetato di sangue e carne colpisce inesorabilmente le sue prede una a una. Alcuni di loro si nascondono in una villa che si rivela essere la dimora del mostro e trovano alcuni diari e qualche fotografia appartenenti a Klaus Wortmann. È lui il mostro antropofago. Wortmann, a causa di un naufragio, si era cibato della moglie e del figlio per sopravvivere e da quel giorno è impazzito e vaga alla ricerca di carne umana. Il finale vede morire il mostro per mano di Alan e Julie, gli unici sopravvissuti.
RECENSIONE – Antropophagus di Joe D’Amato è un mio personalissimo cult. Film amato in tutto il mondo, nel bene e nel male, per alcune scene truculente e estreme. Pellicola fondamentale per chi apprezza il genere splatter e gore ma non solo.
Il film fu prodotto dalla neonata Filmirage, fondata da Joe D’Amato e Donatella Donati.
Girato in esterni ad Atene, Sperlonga, Nepi e Sutri e gli interni in una villa a Sacrofano. Le scene ambientate nella grotta sono state girate nelle Catacombe di Santa Savinilla a Nepi.
Trovo che, visto il poco budget a disposizione, sia un piccolo gioiello di regia e sceneggiatura. La storia è lineare e semplice ma ci sono delle situazioni e delle trovate che lo rendono apprezzabile anche nella messa in scena.
La sequenza finale ne è un esempio. Il mostro cade dal tetto e precipita dentro un pozzo. Julie si affaccia al bordo del pozzo e il mostro le piomba addosso facendo precipitare entrambi dentro. La ragazza si ferma a mezz’aria impigliata con la mano a una corda. Il mostro mentre sale dalla scaletta afferra la corda rallentando la salita della ragazza. Julie balza fuori ma non riesce a liberarsi dalla corda e il mostro la tira a sé per mano della corda. Non è finita perché appare all’improvviso Alan che colpisce il mostro al petto con una picconata. Qua abbiamo una delle scene più scioccanti, truculente e celebri del film. Il mostro/Wortmann osserva le viscere che fuoriescono dalla ferita, le addenta e mastica fino al sopraggiungere della morte.
Altra scena cult è quella ambientata nella grotta dove il mostro smembra Maggie, interpretata da una giovanissima Serena Grandi, estraendole il feto dalla pancia e mangiandoselo.
A causa di queste scene il film ebbe molti problemi con la censura. In realtà il feto era solo un coniglio spellato a cui era stato appiccicato un budellino per simulare il cordone ombellicare.
Il film è stato censurato pesantemente in molti paesi, in alcuni, come in Germania e Norvegia, addirittura bandito per diverso tempo.
Nel cast, oltre a una giovanissima e praticamente esordiente Serena Grandi c’era anche Margaret Mazzantini (oggi affermata scrittrice) nella parte della ragazza cieca. Joe D'Amato appare all'inizio del film in un cameo, nel ruolo di un turista nei pressi di una funivia.
Nel 1999 il regista tedesco Andreas Schnaas gira, nella campagna toscana, un remake/omaggio del film dal titolo Antropophagus 2000.

SCHEDA DEL LIBRO


Titolo: Antropophagus
Anno: 1980
Regia: Joe D'Amato
Soggetto: Joe D'Amato, George Eastman
Sceneggiatura: George Eastman
Produttore: Joe D'Amato, George Eastman, Oscar Santaniello
Casa di produzione: P.C.M. International, Filmirage
Fotografia: Enrico Biribicchi
Montaggio: Ornella Micheli
Musiche: Marcello Giombini
Scenografie e costumi: Ennio Michettoni
Trucco: Pietro Tenoglio
Interpreti: Tisa Farrow, Zora Kerova, George Eastman, Vanessa Steiger, Bob Larsen, Saverio Vallone, Margaret Donnelly, Mark Bodin, Rubina Rey, Simone Baker, Mark Logan


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