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Rubrica - "Libreria d'Annata": "L'orrore che viene dall'est" di Nicola Lombardi

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Nicola Lombardi per la sua rubrica "Libreria d'Annata" ci ripropone un interessantissimo testo dal titolo "L'orrore che viene dall'est" uno dei romanzi più rari del grandissimo H.P. Lovecraft. Una recensione imperdibile per i tanti amati del Solitario di Providence!
Howard Philips Lovecraft è indubbiamente lo scrittore americano che più d’ogni altro ha influenzato il corso della narrativa fantastica del Novecento, creatore di una cosmogonia aliena e tenebrosa cui generazioni di autori hanno tributato omaggi profondendosi in innumerevoli imitazioni, più o meno riuscite.

Il “solitario di Providence” ha saputo schiudere con la fantasia spiragli sopra dimensioni oscure popolate da entità inimmaginabili, divinità dimenticate, esseri inconcepibili i cui sporadici contatti con l’uomo comportano per quest’ultimo l’inevitabile rovina, del corpo o della mente.
È prevedibile che di un autore tanto importante e amato sia stato ormai pubblicato di tutto, o quasi: racconti, romanzi, poesie, saggi, articoli, bozze e bozzetti, oltre a gran parte della sua sterminata produzione epistolare (a tutt’oggi in corso di approfondimento e di ricerca); ma nonostante ciò, e a dispetto degli sforzi di tanti ricercatori, la completezza nella compilazione della definitiva ‘opera omnia’ rimane ancora un sogno. Lo dimostra L’orrore che viene dall’est, per il quale ringraziamo il più autorevole esegeta italiano di Lovecraft, Sebastiano Fusco. Negli anni 1931 e ’32, sulla rivista specializzata Amazing Stories uscì in due puntate un romanzo intitolato The Inevitable Conflict, firmato da un certo Paul H.Lovering; il bello è che la pubblicità sulla copertina dichiarava apertamente che l’autore era lo stesso de Il colore venuto dallo spazio, uno fra i più celebri racconti di Lovecraft. Insomma, sebbene l’appetitoso indizio sia rimasto sotto gli occhi di tutti per decenni (appena rimarcato, ma con scarso vigore, dal critico francese Jacques Sadoul nel suo saggio La storia della fantascienza, 1973), solamente la curiosità e l’interessamento di Fusco hanno riportato alla luce questo strano quanto inatteso lavoro del nostro. Nella sua primissima edizione italiana, pubblicata nel 2001 dalla casa romana Profondo Rosso, il romanzo racconta di un’immaginaria invasione di orde mongole ai danni di un’America ormai svirilizzata e decadente in cui il potere politico è detenuto da un governo dittatoriale guidato da sole donne.
Certo, si tratta indiscutibilmente di un’opera minore, e non è escluso che un secondo autore abbia messo mano al progetto (Lovecraft era uso a collaborazioni, revisioni ed integrazioni di scritti altrui, ricorrendo non di rado a pseudonimi); lo stesso Fusco - nella puntigliosa prefazione in cui descrive passo dopo passo il percorso critico seguito per poter ragionevolmente attribuire il romanzo ad HPL – conferma per esempio che l’eccesso di dialoghi e la relativa esiguità di descrizioni ambientali sono tracce indicative della presenza di una mano diversa, per quanto i contenuti filosofici, le dotte citazioni storiche e mitologiche e la forza visionaria di alcuni momenti della narrazione siano fuor di dubbio frutti della penna del maestro, da lui stesso definito in altra sede “l’ultimo demiurgo”. Immancabile, per gli appassionati di Lovecraft.


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