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Rubrica - "Libreria d'Annata" - "Racconti senza respiro"

Dettagli

Per la rubrica Libreria d'Annata, Nicola Lombardi ci presenta l'antologia "Racconti senza respiro" edito da Oscar Mondadori
Estate 1981: un cofanetto dalla doppia copertina vampiresca e sensuale compare sugli scaffali delle librerie, sotto l’egida dell’inconfondibile logo Oscar Mondadori. Il titolo è Racconti senza respiro, e ogni appassionato di horror letterario estrae al volo 8.000 lire e non se lo lascia scappare. Nella nota introduttiva al primo dei due agili volumi in brossura, il curatore dell’edizione italiana, il mitico Giuseppe Lippi, informa il lettore che sta tenendo fra le mani “la prima antologia dell’orrore ospitata negli Oscar.

In Italia, con pochissime eccezioni, simili iniziative hanno sempre patito limitate tirature; questa è forse la raccolta di thriller che raggiungerà il pubblico più vasto da quando il genere è stato introdotto nel nostro paese.”
Racconti senza respiro nasce dal connubio fra due mirabili antologie americane curate qualche anno prima da Kirby McCauley, vale a dire Beyond Midnight e Frights: ventitré storie raccontate da indiscussi mostri sacri della narrativa fantastica e dell’orrore, un profluvio di nomi che hanno segnato con la propria opera la letteratura nera del Novecento. Citiamone solo alcuni, tanto per dare un’idea dello spessore di questa raccolta: H.P.Lovecraft (La città senza nome), Ambrose Bierce (La guardia al morto), Robert Bloch (Terrore nella Baia dei Bucanieri e Il caldo addio), Ramsey Campbell (Catacombe e Il compagno), Ray Bradbury (La ragazza che viaggiava), Robert E. Howard (Il tramonto del Dio Grigio), M.R.James (La vista dalla collina), Brian Lumley (L’uomo che sussurrava)… campionario di autori che, come si vede, copre un considerevole arco temporale (decisamente più incentrato sulla contemporaneità il secondo volume, che si avvale di una dotta, appassionata introduzione di Fritz Leiber).
Scrive Kirby McCauley nella postfazione a Frights: “Il racconto del terrore è una delle più antiche forme narrative, lo si trova in tutte le culture.” Per poi aggiungere con amarezza: “Nonostante questo, e soprattutto in America, c’è un diffuso atteggiamento di diffidenza o di schifiltosità nei confronti di questo tipo di narrativa; una difficoltà ad ammettere che essa possa essere degna di attenzione da parte di lettori intelligenti.” Certo, McCauley scrive queste parole quasi quarant’anni fa, nel 1976: oggi lo sdoganamento (brutta parola, lo so) dell’horror anche ai piani più alti della cultura è sotto gli occhi di tutti, nonostante le mille riserve del caso. Il curatore americano, comunque, individua alcune pecche fondamentali a cui ascrivere, a suo vedere, tale diffidenza o disaffezione sul finire degli anni Settanta. “Le ragioni sono molte, ma una è certamente l’effetto suscitato dai brutti film dell’orrore e dalla logora insistenza su personaggi familiari come Dracula o Frankenstein […] Due elementi che possono facilmente distruggere il ‘fascino del terrore’ (e che anzi ne sono la controparte negativa) sono il sadismo e l’atteggiamento irriverente.” Punto di vista interessante, e per certi versi condivisibile; resta il fatto che i decenni a seguire sono stati testimoni di un’incessante evoluzione e proliferazione dell’horror, sia cinematografico che letterario, e né lo splatter né l’humor nero hanno assottigliato le fila degli aficinados. Anzi.
Davanti a una raccolta come questa, comunque, il lettore non può che rimanere incantato, e riconoscere l’inossidabilità di qualsiasi proposta abbia dalla sua una caratteristica fondamentale: la qualità. Ciò che conta, in fondo, è sempre il raggiungimento dell’obiettivo: spaventare, turbare, incantare. Quindi, per citare Giuseppe Lippi e la chiusa alla sua prefazione: “Rabbrividite!”


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