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Rubrica - "Libreria d'Annata" - "Al cinema con il mostro"

Dettagli

"Al cinema con il mostro" (Mondadori 1981) è il libro a cura di Peter Haining recensito per voi da Nicola Lombardi nella sua rubrica "Letteratura d'Annata"
Fin dalle sue origini, lo sappiamo bene, il cinema non ha mai cessato di attingere all’inesauribile bacino della letteratura, e a questa semplice constatazione si è ispirato Peter Haining curando nel 1971 l’antologia in due volumi The Ghouls, che raccoglie – come recita il sottotitolo italiano – “18 storie dell’orrore per 18 classici dello schermo.”

L’edizione nostrana, Al cinema con il mostro, giunge (meglio tardi che mai) con un decennio di ritardo, e si presenta sotto forma di un accattivante doppio Oscar Mondadori in cofanetto dalle copertine strepitose (poi rieditato nel 1989 in volume unico).
Si tratta di un’appassionante carrellata sulla storia del cinema di genere, raccontata attraverso i testi letterari meno noti o comunque meno antologizzati, escludendo per precisa scelta i classicissimi e già troppo letti Dracula, Frankenstein o Jekyll, per intenderci.
Il primo volume parte con una leggenda medioevale rinarrata da Francis Oscar Mann, Il diavolo in convento, ispiratore dell’omonimo cortometraggio di Georges Méliès del 1899, tanto per chiarire quanto il curatore abbia tenuto fede all’impegno di risalire quanto più indietro possibile nel tempo, nel rintracciare le fonti narrative dei grandi classici del fantastico e del terrore. Segue I pazzi, di E.A.Poe, portato per la prima volta sullo schermo da Thomas Edison nel 1912 (che poi sarebbe Il sistema del dottor Pece e del professor Piuma: i racconti, infatti, compaiono tutti non con il loro titolo specifico, ma con quello del primo film che ne è stato tratto). Del 1923 è Passioni puritane, da Feathertop di Nathaniel Hawthorne, mentre una speciale riduzione de Il fantasma dell’Opera di Gaston Leroux è qui inserita in rappresentanza di tutte le sue riduzioni dal 1925 in poi. L’anno seguente esce Il mago, tratto dall’omonimo romanzo di Somerset Maugham (di cui Haining sceglie un capitolo), e del 1932 è invece il gioiello di Tod Browning Freaks, scritto da Tod Robbins. Dello stesso anno è La pericolosa partita, da un cattivissimo racconto di Richard Connell; e dal momento che Bram Stoker proprio non poteva mancare ecco La figlia di Dracula (film di Lambert Hillyer del 1936), ovvero L’ospite di Dracula, capitolo eliminato dall’originaria stesura del Dracula e varie volte riproposto come racconto autonomo. L’oro del demonio, visionario e divertente film del 1941, tratto da Il diavolo e Daniel Webster di Stephen Vincent Benét, chiude la prima parte dell’antologia.
Il discorso riprende con Robert Louis Stevenson e La iena (cioè I ladri di cadaveri), diretto da Robert Wise nel 1945, per passare poi a Il mistero delle cinque dita di William Harvey (film del 1946). Un altro immancabile maestro è Ray Bradbury, qui presente per Il risveglio del dinosauro (Eugene Lourié, 1953, ispirato allo struggente La sirena da nebbia), per arrivare all’arcinoto L’esperimento del dottor K girato nel 1958 da Kurt Neumann e tratto dal disturbante La mosca di George Langelaan (nel ’71, Peter Haining non poteva neppure immaginare cosa sarebbe diventato quel racconto, nella testa e nelle mani di David Cronenberg!).
Poi, una puntata in Italia: 1960, Mario Bava, La maschera del demonio, capolavoro del gotico tricolore tratto dal malefico Vij di Nikolaj Gogol. Il francese Robert Enrico dirige poi, l’anno seguente, Incidente a Owl Creek, da una delle tante gemme nere di Ambrose Bierce, mentre del 1965 è La morte dall’occhio di cristallo, di Haller, coraggioso adattamento de Il colore venuto dallo spazio di H.P.Lovecraft. Altro autore saccheggiatissimo dal cinema è Robert Bloch, di cui Il teschio del marchese De Sade ha ispirato, nello stesso anno, Il teschio maledetto di Freddy Francis.
La chiusura del rapido viaggio a volo d’aquila sulle correlazioni fra letteratura e cinema del terrore è affidata una volta ancora a E.A. Poe, che a dispetto dell’altalenante ma proficuo “sodalizio” con Roger Corman viene qui scelto per una pellicola di Gordon Hessler del 1970, La rossa maschera del terrore, tratto (nonostante il titolo italiano sia stato escogitato per richiamare La maschera della Morte Rossa) da La cassa oblunga.
Due ospiti d’eccezione firmano rispettivamente introduzione e postfazione, ovvero Vincent Price e Christopher Lee.


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