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Rubrica - "Libreria d'Annata" - "12 racconti sanguinari"

Dettagli

"12 racconti sanguinari" è il libro a cura di Dario Argento recensito per voi da Nicola Lombardi nella sua rubrica "Libreria d'Annata"
Siamo nel 1976. Il film Profondo Rosso, uscito l’anno precedente, ha consacrato definitivamente Dario Argento come il più innovativo, sfrenato e spaventoso fra i registi thriller italiani. Comprensibile, quindi, che anche il mercato editoriale ricerchi il suo nome. Nascono per l’occasione a Milano le Edizioni Profondo Rosso, che propongono in libreria una raccolta di racconti macabri e dell’orrore selezionati espressamente dal visionario mago del brivido: si tratta di 12 racconti sanguinari, titolo che è naturalmente già tutto un programma e non lascia dubbi circa il contenuto dell’antologia.

Per quanto riguarda il criterio seguito nella scelta dei racconti, nella sua prefazione Argento è molto chiaro: “Ho voluto comporre una collana di racconti che mi hanno terrorizzato. Racconti che non mi hanno fatto dormire, che hanno invaso la mia mente già nell’adolescenza, racconti della paura e del sanguinario che hanno informato sotto vari aspetti la mia vita di autore cinematografico.
Il primo gioiellino nero ce lo offre nientemeno che Jack London, che con Perdere la faccia costruisce una trama appassionante che trascina il lettore verso una conclusione sorprendente: cosa non ci si inventerebbe pur di sottrarsi ai lunghi tormenti della tortura? Si passa poi a uno dei classici di Bram Stoker più antologizzati, ovvero quell’Ospite di Dracula che da prologo distolto dal complesso del romanzo dedicato al più famoso vampiro della storia è divenuto un racconto a sé stante di grande efficacia e successo. Non meno noto, a seguire, è poi Nel deposito mortuario (probabilmente più conosciuto come Nella cripta) di H.P.Lovecraft, mentre Gustav Meyrink ci propone con Le piante del dott. Cindarella un tipico esempio del suo mondo fantastico, macabro e trasognato.
Un altro autore noto per ben altre produzioni, Rudyard Kipling, ci narra una sinistra avventura indiana, La strana cavalcata, lasciando poi la parola a Villiers de L’Isle-Adam che con Il segreto del patibolo cerca di dimostrare per quanto tempo può rimanere cosciente un uomo dopo la decapitazione.
Arriviamo poi a una presenza decisamente anomala, nel contesto di un’antologia di racconti horror: il xxx Antonin Artaud, qui presente col brano La peste (un estratto dal suo celebre saggio Il teatro e il suo doppio), prendendo in esame varie pestilenze storiche e i loro effetti, e traendone singolari deduzioni. Non ha poi certo bisogno di presentazioni un maestro della suspense come Cornell Woolrich, che riesce quasi a togliere il fiato al lettore spingendolo verso Gli scalini del patibolo.
Viene poi il turno di Gioco d’ottobre, forse il più terrificante e disturbante racconto del mitico Ray Bradbury, prima che un altro mostro sacro della letteratura dell’incubo, Algernon Blackwood, ci accompagni a perlustrare La casa vuota.
Dario Argento non ha mai fatto mistero del suo debito formativo nei confronti di E.A.Poe, autore che qui non poteva di certo mancare: troviamo infatti uno dei suoi titoli più celebri, Il pozzo e il pendolo. L’onore di chiudere questa collana di perle nere e insanguinate spetta infine a Franz Kafka e al suo Il bagno penale: storia truculenta e visionaria che trasmette quasi un dolore fisico, oltre a instillare nell’anima gocce di malessere dense e indelebili come inchiostro.
Nel libro troviamo anche un intervento di Oreste del Buono, del quale riportiamo queste parole: “Ecco dodici autori terribili. Dodici autori che sanno come colpire il lettore. Perché sanno far terrore. Dodici racconti che fanno terrore. Ma questo libro non è solo la raccolta di racconti o comunque di brani di dodici autori terribili. Gli autori non sono dodici. Ce n’è un altro, un tredicesimo autore che è il più terribile di tutti.” Il riferimento, ovvio, è a Dario Argento. In realtà, però, il 13° racconto di un 13° autore c’è davvero, incastonato da Argento nella sua prefazione e riportato per intero, in quanto estremamente breve: si tratta di Un ragazzo fragile di André Ruellan, storiella crudelissima e viscerale che non si può dimenticare.
Un’ultima annotazione: con quest’unica pubblicazione si esaurisce l’attività delle Edizioni Profondo Rosso (che non vanno confuse, naturalmente, con l’omonima, attivissima casa editrice romana diretta da Luigi Cozzi).



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