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Rubrica - La Libreria d'Annata: "I rivali di Frankenstein"

Dettagli
Ecco a voi la 2^ puntata della rubrica “La Libreria d'Annata” curata in esclusiva per Letteratura Horror dallo scrittore Nicola Lombardi. Dopo che nella prima puntata Lombardi aveva parlato di "Visioni della notte", in questo numero l'attenzione si incentra sulla raccolta “I rivali di Frankenstein” curata da Michael Parry e facente parte della collana “I libri della paura”, edita da SIAD Edizioni.
Quando, nel settembre 1978, nelle vetrine delle librerie comparvero I libri della paura, per gli appassionati dell’horror letterario fu un vero e proprio giubilo.
Questa collana ormai mitica – pubblicata dalla milanese SIAD sotto la cura di due espertissimi quali Giuseppe Lippi e il compianto Vittorio Curtoni – ha inanellato, purtroppo, solo quindici numeri, ma ha avuto il pregio di presentare al pubblico opere nuove o comunque da troppo tempo lontane dagli scaffali italiani.
Diamo un’occhiata all’undicesimo numero: I rivali di Frankenstein, a cura di Michael Parry.
Si tratta di una superba raccolta di racconti, classici o meno, ispirati alla figura dell’uomo artificiale o comunque del corpo umano riportato in vita (ovviamente con i metodi più eterodossi o sacrileghi).
Apre la parata un piccolo capolavoro di Clark Ashton Smith, Il colosso di Ylourgne, imperniato sull’idea di un cadaverico titano ‘collettivo’.
A seguire, Arnold Harvey ci propone il suo breve, elegantissimo L’ultimo dei Daubeny-Fitz Alan, introducendo il tema dell’automa, soggetto che i due autori successivi sviluppano con risultati a dir poco eccezionali: parliamo di Jerome K.Jerome (Il ballerino, esaltante nella sua pacata ferocia) e dell’incomparabile Ambrose Bierce (Il compagno di Moxon, per chi ama gli scacchi).
Si torna poi al sovrannaturale classico con Donald F.Glut, uno fra i maggiori specialisti in ‘frankensteinologia’: con La creazione del dott. Karnstein l’autore ci intrattiene raccontandoci cosa potrebbe accadere se il mad doctor di turno utilizzasse inconsapevolmente, per dar vita alla propria creatura, nientemeno che i corpi di originali vampiri transilvani...
Tocca poi all’immancabile Robert Bloch dare il suo contributo. In Quasi umano troviamo un concentrato delle tematiche care al grande autore americano: amore, gelosia, morte, contrappasso; protagonista, un automa con pulsioni pericolosamente umane. Ancora, meccanici golem servizievoli e spietati impazzano nel bellissimo I robot del conte Szolnok di D.Scott-Montcrieff, prima che l’immortale H.P.Lovecraft permetta a Herbert West, rianimatore di riportare diabolicamente in vita le sue orde di cadaveri.
Un altro celebre autore dell’epoca d’oro, Manly Wade Wellman, presenta invece una particolare specie di ominide, per la precisione un Pithecanthropus Rejectus, lacerato dalla perdita di identità, incapace di distinguere fra istinto bestiale e aggressività umana. Con Il morto, poi, il gigantesco Fritz Leiber ripropone in chiave moderna la figura del Valdemar di Poe, mentre a chiudere la carrellata pensa Eando Binder (pseudonimo usato dai fratelli Earl & Otto Binder) con L’uomo di ferro, storia di un uomo che a poco a poco si tramuta, suo malgrado, in un robot.
In appendice troviamo Frankenstein al cinema, un elenco ragionato dei film di Frankenstein rivisto e aggiornato (al 1979) da Danilo Arona.
Un’antologia deliziosa, da far – come si dice – resuscitare i morti.

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