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Rubrica - "La Libreria d'Annata": "Creature delle tenebre" di Gilles Bergal

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Siamo giunti alla 4^ puntata della rubrica “La Libreria d'Annata” curata in esclusiva per Letteratura Horror dallo scrittore Nicola Lombardi. Dopo che nella prima e nella seconda puntata Lombardi aveva parlato di "Visioni della notte", di“I rivali di Frankenstein” e di “25 racconti del terrore di Alfred Hitchcock", questa volta l'attenzione si incentra su "Creature delle tenebre”del francese Gilles Bergal ed edito da Garden Editoriale nel 1993. Buona lettura!

Quasi del tutto sconosciuto in Italia, il francese Gilles Bergal (pseudonimo di Gilbert Gallerne) deve a questa originale scelta editoriale della milanese Garden la sua prima e a oggi unica traduzione (1993). Certo, non si tratta di una pubblicazione particolarmente prestigiosa (è il 15° numero della defunta, dignitosissima collana “Horror Story”, distribuita unicamente nelle edicole), ma per il lettore curioso e attento può rappresentare una piacevole sorpresa.
Autore di romanzi horror (Cauchemar à Staten Island, Camping Sauvage, Magie Noir) e polizieschi, Bergal dimostra di conoscere bene i meccanismi che rendono efficaci anche i racconti più brevi. Il suo stile è asciutto, misurato, mentre un’ironia elegante fa da contrappunto ai momenti più intensi e violenti della narrazione.
Creature delle tenebre  raccoglie quindici storie fantastiche, molto affini per spirito e ispirazione a tanta produzione d’annata. I profanatori si riallaccia direttamente ai visionari universi di Lovecraft, trascinando nelle viscere di un mausoleo precolombiano una tentacolata divinità che se non è Cthulhu gli assomiglia molto. Vieni, caro? racconta di una singolare, inumana prostituta, mentre con L’isola nella nebbia ritroviamo il tema degli uomini-pesce e della loro progenie. Il viaggiatore notturno è una delirante fantasia a proposito di viscidi alieni camuffati sotto sembianze umane, e il microcosmo rappresentato da uno squallido albergo diviene lo scenario di un’invasione che si suppone dilagherà presto a flagellare il mondo intero. Ne L’uomo tra due mondi, il protagonista uscito dal coma si ritrova a vedere esseri che nessuno vede, creature piccole e malevole che paiono all’origine di ogni crudeltà perpetrata dalla razza umana. Play it again, Sam è un racconto decisamente kinghiano: il rimorso per l’uccisione di una giovane rock star si ripresenta, dopo vent’anni, sotto forma di un fantasma che attraverso un vecchio juke box si vendica di un attempato dj radiofonico. Tra l’incudine e il martello è breve e micidiale, con un finale affilato come il coltello dell’assassino. Si torna poi a cercare tesori nascosti e incontrare demoni ne Il fischietto d’oro; e ancora aria di rituali neri ed evocazioni infernali si respira ne Il gatto. La scintilla è un’interessante variazione sul tema dell’invasione extraterrestre, affidata questa volta a un morbo letale e inarrestabile inoculato in un bambino. Con Le orde della nebbia l’autore dimostra di muoversi con sicurezza anche su un piano più puramente metafisico; ciò che accade è meno rilevante di ciò che potrebbe accadere, e ritrovarsi perduti nella nebbia lascia aperto il varco a qualsiasi incubo alberghi nella nostra fantasia. Il richiamo della banshee riprende una figura mostruosa del folklore anglosassone, l’essere il cui grido preannuncia immancabilmente la morte. Il computer si presenta poi, in Print: magia nera, come un validissimo strumento attraverso il quale portare a compimento ricerche demoniache e cerimoniali oscuri, mentre La maschera d’odio è un piccolo esempio di come indossare il mascherone di legno di uno stregone africano possa portare a risultati deleteri. La vera gemma della raccolta, però, è Il bambinone. Costruendo attraverso piccoli particolari un’atmosfera degna di Jean Ray, Bergal ci conduce in un claustrofobico condominio nelle cui cavernose cantine si aggira un verme gigantesco; e i suoi mostruosi vagiti, che riecheggiano nello stabile fatiscente, lasciano un sicuro ricordo nell’immaginazione del lettore.
Creature delle tenebre, in sostanza, è un’antologia godibile, pulita, pur senza grandi pretese. E ci fa conoscere un autore che – ben lontano da sperimentalismi stilistici, volgarità o furberie – riesce a regalare qualche sano, onesto brivido anche al lettore più smaliziato. E non è merito di poco conto.


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