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Rubrica - "La Libreria d'Annata": "Spettri" di Andrew Klavan

Dettagli
Continua "Libreria d'Annata" la bella rubrica curata in esclusiva per Letteratura Horror dal grande scrittore Nicola Lombardi. In questa puntata si parlerà di "Spettri" di Andrew Klavan, dopo aver trattato nelle prime quattro puntate "Visioni della Notte", "I rivali di Frankenstein", "25 racconti del terrore di Alfred Hitchcock" e "Creature delle tenebre". Buona lettura!
"SPETTRI" DI ANDREW KLAVAN
Curioso davvero, e a modo suo sorprendente, questo romanzo di fantasmi senza fantasmi. Curioso, perché la trama si dipana, lentamente, in arzigogoli sfuggenti, imprevedibili, a intessere un arazzo i cui mille dettagli solo alla fine, nella migliore tradizione, si possono abbracciare nella loro completezza. E sorprendente, perché nel panorama letterario fantastico contemporaneo Spettri si propone al di fuori della corrente, al di fuori della mischia. Verrebbe quasi da tacciarlo di anacronismo. Stile pacato, humor ben dosato, nessuna volgarità gratuita, niente effettacci. Crudeltà ed efferatezze ce ne sono, eccome, ma sempre accennate, alluse, mai compiaciute. Ci si sofferma appena, sull’orrore: ma sono sufficienti alcune rapide occhiate per avvelenare l’anima.
La trama è piuttosto complessa, edificata ad arte per non lasciar
trapelare più di quanto serva e tenere sempre desta l’attenzione del lettore. Il protagonista, Richard Storm, produttore e regista americano di film horror malato di tumore, si trasferisce in Inghilterra nella speranza di trascorrere gli ultimi mesi in un Paese che rappresenta ai suoi occhi l’incarnazione geografica di tutti i set dei suoi lavori di stampo cormaniano, fra cimiteri nebbiosi e abbazie in rovina, con la costante impalpabile presenza di entità spettrali acquattate nell’ombra. E così - affiancato dalla vecchia Harper, direttrice della rivista di ‘bufale’ soprannaturali Bizarre! - si ritrova invischiato in vicende che spaziano dal trafugamento nazista delle opere d’arte durante il secondo conflitto mondiale alla setta sudamericana di San Iago, dal ritrovamento del Santo Graal alla Bestia di Dartmoor, dallo spettro di Montague Rhodes James alla formula per la vita eterna... Come si vede, di carne al fuoco ce n’è; forse troppa, verrebbe da pensare, ma è tutta tenuta a cottura con mano felice. Il filo conduttore del romanzo è costituito dalla cosiddetta “pista delle storie”, ovvero da alcuni racconti e leggende di fantasmi che presentando diversi punti in comune fra loro suggeriscono l’ipotesi di un’unica fonte ispiratrice risalente al Medioevo, la truce confessione di un monaco che lascia ai posteri un’eredità di sangue e dannazione (e qui entra in ballo un Santo Graal alquanto singolare, una pietra azzurra in grado di donare l’immortalità se abbinata a un altro ingrediente...).
Andrew Klavan (acclamato autore di thriller quali Prima di mezzanotte, L’ora delle bestie e Inseguendo Amanda) gioca, a proprio agio, con molti luoghi comuni del genere, e tirando con sapienza le redini dell’ironia e della citazione riesce a condurre il racconto senza vistose sbavature o cadute di tono. Si tratta di un consapevole tuffo in una dimensione che ben poco ha del quotidiano, trasfigurata com’è dalle represse psicopatologie dei protagonisti, intrappolati nelle intime ragnatele dei ricordi, dei rimorsi, dei peccati, dei segreti, insomma di un passato che non cessa di nutrire tutti gli incubi e le angosce del loro presente.
All’apparenza - ma solo all’apparenza - la pecca del romanzo risiede nell’eccessiva caratterizzazione dei personaggi (a eccezione di Storm), nel loro porsi a tutto tondo per il ruolo che sono chiamati a interpretare. Risultano così intagliati in bassorilievo, incastonati su sfondi psicologici abbozzati con pennellate un tantino grossolane. Sophia è l’Eroina, dolente e fragile, su cui s’innesta la storia d’amore e morte; Harper è una versione avvizzita della Signora in Giallo, con tanto di pipa, Borsalino e bastone, dagli atteggiamenti costantemente stereotipati; Sir Michael è il Compassato Nobiluomo Inglese; Bernard è l’enigmatico Pervertito navigatore della Rete; Iago è il sulfureo Cattivo, attorniato da scagnozzi dai volti sfregiati; il poliziotto è il Poliziotto, e via dicendo. Ma l’intento dell’autore - mettere in scena una commedia che abbia dalla sua almeno la verosimiglianza, non il realismo - è palese. Spettri fa propri gli umori e le atmosfere della narrativa gotica, e anche i personaggi, per adeguarsi al progetto, debbono adeguarsi alle esigenze del copione. Tutto quanto appare dunque un appassionato omaggio agli universi a tratti ingenui e a tratti apocalittici di Walpole, di Lewis, di Maturin, della Radcliffe, e pure di Poe, di M.R.James e di tutti i maestri della ghost story. Richard Storm, giungendo nella Vecchia Inghilterra da un pianeta lontano anni luce come gli Stati Uniti, sprofonda in un mondo che è assolutamente “altro” rispetto alle sue esperienze di vita, un mondo in cui tutto e tutti paiono strappati dai suoi film, dove ogni battuta sembra (e in certi casi lo è veramente) tratta da una sceneggiatura nascosta dietro le pieghe imperscrutabili del destino.
Il finale, aperto, è all’insegna dell’happy end, ma è un happy end di comodo, di facciata. Rientra nell’artefazione sulle cui fondamenta si regge l’intero romanzo. Klavan lo sa, e tra le righe lo dice. Si tratta di una chiusura stucchevole, con i personaggi collocati nei punti giusti per inscenare il corretto quadrino prima che scorrano i titoli di coda. L’intervento provvidenziale dei Buoni all’ultimo momento, l’incendio purificatore, il bacio: tutto è concertato per ribadire il cliché, pur sottintendendo che la realtà attorno ai protagonisti, come a tutti noi, rimane comunque permeata dalla morte, dal dolore, dalla paura, nonostante le apparenze.
Spettri è un romanzo intelligente e inquietante, dimostrazione tangibile di come si possano regalare brividi puri muovendosi ancora tra cripte, corridoi, passaggi segreti e notti di perenne luna piena.


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