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Rubrica - "Libreria d'Annata": "Storie di fantasmi" raccolta curata da Fruttero e Lucentini

Dettagli
Nuova imperdibile puntata di Libreria d’Annata, la rubrica curata in esclusiva per Letteratura Horror dallo scrittore Nicola Lombardi. Quest’oggi si parlerà di “Storie di fantasmi” opera curata dalla premiata ditta Fruttero & Lucentini, un libro e due scrittori che hanno fatto la storia del noir e della letteratura in Italia.
Buona lettura!
'Storica' è probabilmente l'aggettivo più azzeccato per definire quest'antologia di racconti del terrore, brillante collezione di testi e autori (in taluni casi presentati in Italia per la prima volta) che nel lontano 1960 la premiata coppia di romanzieri e curatori Fruttero & Lucentini propose al pubblico sotto la nobilissima egida di Einaudi.
Gli autori presenti in Storie di fantasmi fanno parte del pantheon dei mostri sacri della letteratura fantastica, e i racconti qui selezionati da allora sono comparsi all'interno di innumerevoli raccolte: H.P.Lovecraft (L'orrore di Dunwich, Il richiamo di Cthulhu e Nella cripta); M.R.James (Il tesoro dell'abate Thomas, La mezzatinta, Quis est iste qui venit e Il numero 13); Algernon Blackwood (La casa vuota); H.G.Wells (La falena); Arthur Machen (La polvere bianca e il romanzo breve Il terrore, magistrale esempio di costruzione narrativa a gradini - discendenti - verso la rivelazione finale). Forse un po' meno conosciuto al grande pubblico è Oliver Onions, autore raffinato e nel contempo acutissimo indagatore della psiche dei suoi personaggi; La bella adescatrice è infatti un testo estremamente moderno, una ghost story in cui l'infestazione da parte di un'entità spettrale produce effetti all'apparenza poco vistosi, eppure per il protagonista devastanti a livello psicologico. C'è poi La zampa di scimmia di William W.Jacobs, autore che appartiene a quella folta schiera di autori che al genere hanno tributato una sola opera (o poco più), ma talmente folgorante da vedersi ristampare senza posa; e il racconto in questione è indiscutibilmente un gioiello. Lo stesso dicasi per William F. Harvey, il cui Calura d'agosto ha tentato un gran numero di curatori.
Piccola annotazione a parte merita il raggelante Dalle tre alle tre e mezzo, attribuito a un non meglio identificato P.Kettridge. L'autore in realtà è lo stesso Franco Lucentini, che si mimetizza fra i classici della narrativa spettrale con un lavoretto davvero riuscito. (Ricordiamo che un altro fra i più noti curatori italiani, Giuseppe Lippi, si è in alcune occasioni firmato con lo pseudonimo di P.Kettridge jr, in omaggio al suo predecessore).
Rimarchiamo soltanto il fatto che Carlo Fruttero, nella sua pur precisissima prefazione al volume, prende in buona fede un grossissimo granchio. Afferma infatti che il racconto dell'orrore è giunto al capolinea, sfibrato, agonizzante, pronto a perdere la propria logora fisionomia e a scomparire all'interno della vigorosa corrente della fantascienza, la quale ne rappresenta la naturale evoluzione. Non gliene facciamo una colpa. Scriveva queste parole più di cinquant'anni fa. Tutto ciò che è avvenuto poi - da King in avanti - non poteva certo essere messo in preventivo.

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