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Rubrica - "Libreria d'Annata": "Paura sottopelle" di Edo Van Belkom

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Continua l'avventura mensile di "Libreria d'annata", la rubrica curata dallo scrittore horror Nicola Lombardi che ci propone libri e antologie storiche del mondo del terrore mondiale. Nella puntata di agosto sotto la lente di ingrandimento vi è Edo Van Belkom con il suo "Paura sottopelle", antologia di racconti del 1998 edito in Italia da Addictions Editore nel 2002

Dopo sporadiche apparizioni su alcune antologie, ecco presentato al pubblico italiano (Addictions Editore, 2002) lo scrittore canadese Edo Van Belkom, classe 1962. In effetti, l’opera originale (Death Drives a Semi) comprende venti racconti, mentre qui ne abbiamo una versione praticamente dimezzata. Ma è comunque sufficiente.
Si incomincia con Ma qualcuno deve pur farlo, che racconta le disgustose gesta di un addetto a un forno crematoio per zombi. Verrebbe quindi da pensare, d’istinto, che Van Belkom rappresenti un po’ un anacronistico ‘colpo di coda’ dello splatterpunk. Non è così. Segue Baby Piano, dove incontriamo un killer di pianisti e scopriamo che uso fa delle dita amputate alle sue vittime. È poi la volta di La quinta corda, in cui una rock star particolarmente iraconda deve fare i conti con lo spettro della moglie assassinata. S.P.S. è un racconto quasi fantascientifico; la sigla del titolo rimanda a un Simulatore di Percezione Sensoriale, il cui uso indiscriminato può condurre a pessimi risultati. Peccato solo che il finale venga svelato fin dalla prima riga. Con Madre e figlio, Belkom ci propone una piccola ghost story in salsa di ‘amore materno’, mentre Freddo è in pratica un macabro apologo animalista contro i cacciatori e i rivenditori di pellicce. La palma per il miglior racconto dell’antologia spetta comunque a I bambini non sono ammessi: un millenario demone-licantropo si ciba unicamente, per mantenersi in vita, di carne di bambino; deciso a porre fine a questa sua truce esistenza (nella realtà quotidiana è solo uno squallido affittuario di appartamenti) impone ai suoi clienti il veto assoluto di tenere bambini, perché teme di poterci ricascare…
La cantina promette risvolti interessanti, poi però si sgonfia in una storiella melensa a base di fantasmi innamorati che lascia decisamente a bocca asciutta. Il tappeto è un raccontino piuttosto cattivo, imperniato sulle quasi caricaturali malefatte di una vecchietta omicida con il problema di far sparire i cadaveri. Chiude la carrellata Lip-O-Suction, titolo che lega giocosamente la parola labbra (lip) a liposuzione; vi si racconta di un particolare tipo di vampiro (il vampiro lipolitico!) che gestisce un centro di dimagrimento per nascondere il proprio bisogno di ingerire grasso umano.
Nel complesso, Paura sottopelle è una raccolta che non convince, anche se diverte. In quarta di copertina si sbandiera una presunta affinità fra Van Belkom e Stephen King, ma francamente i pirotecnici racconti del Re sono su un altro pianeta. Lo stile di Van Belkom è lineare, semplice, veloce. Forse troppo. L’esigenza di un approfondimento psicologico dei personaggi – delineati come macchiette, o poco più - non è neppure presa in considerazione. Si fatica a pensare a questi racconti come a storie adulte: tappeti semoventi che reclamano cibo, vampiri obesi, corde di chitarra che parlano… Il target è evidentemente rappresentato da quella fetta di giovani lettori che stanno per abbandonare i libri di R.L.Stine o Christopher Pike per accostarsi gradualmente a qualcosa di più maturo.
Un’ultima osservazione, per amore di precisione. In copertina è scritto: “Vincitore del Bram Stoker Award”. Vero: ma col racconto Rat Food, scritto a quattro mani con David Nickle, e purtroppo non incluso in questa raccolta.


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